Il destino di Bianchi legato a quello di Draghi: con il premier al Quirinale, il ministro può andare via

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Mancano pochi giorni all’inizio delle votazioni per il nuovo presidente della Repubblica. Dal 24 gennaio alle 15 si svolgerà la prima votazione.

Difficilmente prima della fine del mese potremmo avere il successore di Sergio Mattarella. I nomi si susseguono (da Berlusconi fino ad Amato passando per Casini e Letta), ma secondo le ultime indiscrezioni sale forte quello dell’attuale premier Mario Draghi.

Il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle, con tutte le difficoltà derivate dalla delicatezza della situazione, lavorano a questa ipotesi. Dall’altro lato, però, ci sono Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che, per il momento, nicchiano sull’ipotesi di trasloco di Draghi al Colle, anche se potrebbero convergere sul nome del presidente del Consiglio in cambio di un governo di unità nazionale fino al 2023 con dentro tutti i leader politici.

Non più un governo tecnico-politico come quello attuale, ma un esecutivo con un premier sganciato dalla politica (Franco, Colao o Cartabia), ma con dentro tutti i leader, da Enrico Letta a Giuseppe Conte passando per Matteo Salvini e Matteo Renzi.

Se Draghi dovesse salire al Colle, ci sarà, dunque, un rimpasto di governo. Premier pro tempore sarebbe il ministro più anziano, cioè Renato Brunetta, ma la crisi di governo sarebbe lampo, praticamente pilotata e porterebbe alla nascita di un nuovo governo, il quarto dal 2018.

Un accordo per chiudere la legislatura con un nuovo esecutivo, rispettare le date imposte dall’Europa per il PNRR (senza impegni non ci sarebbe possibilità di avere la seconda tranche di contributi) e, ma è ipotesi più remota, varare anche una nuova legge elettorale (nel 2023 si voterà per eleggere non più 945 parlamentari ma 600).

Con un esecutivo totalmente politico andrebbero via i tecnici: da Lamorgese all’Interno fino a Bianchi all’Istruzione. Il dicastero di Viale Trastevere, dunque, potrebbe avere un nuovo ministro: sarebbe il quarto in questa legislatura, dopo Lorenzo Fioramonti, Lucia Azzolina e Patrizio Bianchi. Con i soldi del PNRR e la stagione delle riforme, anche il Ministero della Scuola fa gola ai leader politici: ci sarebbe una lotta tra PD, M5S e Lega per succedere all’attuale ministro. Sempre che l’operazione Draghi al Colle riesca.

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