Il Decreto Sviluppo nega ai lavoratori della scuola il diritto alla stabilizzazione

di Lalla
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M. Letizia Bosco e Ilaria Persi (Responsabili Scuola IdV) – E’ stata posta la fiducia sul Decreto Sviluppo e quindi risultano approvate alla Camera quelle norme in materia di precariato scolastico che hanno suscitato l’indignazione del mondo della scuola, e non solo. In particolare all’interno del Decreto Sviluppo, all’art. 9 comma 18 è prevista l’esclusione dei lavoratori della scuola dall’applicazione della normativa europea a tutela dei precari.

M. Letizia Bosco e Ilaria Persi (Responsabili Scuola IdV) – E’ stata posta la fiducia sul Decreto Sviluppo e quindi risultano approvate alla Camera quelle norme in materia di precariato scolastico che hanno suscitato l’indignazione del mondo della scuola, e non solo. In particolare all’interno del Decreto Sviluppo, all’art. 9 comma 18 è prevista l’esclusione dei lavoratori della scuola dall’applicazione della normativa europea a tutela dei precari.

Tale normativa (1999/70/CE recepita nel nostro ordinamento dal d. Legl. N. 368/2001) stabilisce, dopo almeno 36 mesi di servizio, la trasformazione del  contratto di lavoro da tempo determinato a indeterminato. Il Governo ha deciso di impedire l’applicazione al comparto scuola di questa norma comunitaria proprio per eludere le oramai numerose sentenze della Magistratura che hanno riconosciuto ai precari ricorrenti il diritto alla stabilizzazione. E non è finita qui.

Oltre ai precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, sono bersaglio delle normative approvate oggi dalla Camera anche i neo-abilitati e abilitandi che, dopo essere stati esclusi ingiustamente dalla possibilità di inserimento nelle graduatorie, erano stati illusi nei giorni passati da esponenti politici del Pdl, sulla loro inclusione attraverso un emendamento.

Sembra paradossale che il nome “Decreto Sviluppo” contenga in realtà una “Involuzione” rispetto a diritti acquisiti da più di dieci anni dai lavoratori precari, attraverso l’applicazione di una normativa europea e che a farne le spese sia una categoria di professionisti, i lavoratori della scuola, che vengono così declassati al rango di bassa manovalanza funzionale ad un sistema basato sulla più sfrenata flessibilità. Sui numeri delle future immissioni in ruolo, il Governo continua a tacere.

L’IdV ha ritenuto doveroso presentare degli ordini del giorno, peraltro accolti, che impegnano il Governo a valutare l’opportunità di effettuare assunzioni per 150.000 docenti e 40.000 ATA in tre anni, attenendosi a parametri che restituiscano dignità all’Istituzione scolastica (rispetto delle norme di sicurezza nella formazione delle classi; rinuncia alla riconduzione delle cattedre a 18 ore, laddove essa risulti incompatibile con la continuità didattica e l’omogeneità dei Consigli di classe; istituzione di una dotazione organica aggiuntiva che copra le esigenze formative delle singole scuole; abolizione delle atipicità nella ridefinizione delle classi di concorso delle superiori).

Certo, la fiducia che l’IdV nutre nella capacità dell’attuale Governo ad assolvere gli impegni presi, è pressoché nulla, anche a causa dell’atteggiamento di ostilità che questo Governo ha da sempre dimostrato nei confronti della scuola.

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