Il decreto scuola e la mancata valorizzazione del dottorato di ricerca: le critiche di ADI

di Giuseppe Montalbano
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L’associazione dei dottorandi e dottori di ricerca in Italia (ADI) condanna senza appello l’assenza di misure adeguate alla valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nel decreto “Scuola”, licenziato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 10 ottobre, in base a cui saranno banditi i prossimi concorsi per la scuola secondaria.

Al centro della denuncia dell’ADI, il mancato inserimento del dottorato di ricerca quale titolo utile all’accesso al concorso straordinario, previsto nel decreto scuola e riservato ai docenti con 3 anni di servizio nelle scuole secondarie statali. Come si legge nel comunicato dell’associazione di categoria: “Osserviamo con rammarico che il Governo non ha colto questo nuovo decreto per la valorizzazione di tanti dottori di ricerca che hanno dedicato anni della propria vita ad approfondire la propria materia e raggiungere il più alto titolo di studio. Tutto ciò nonostante da anni ormai chiediamo con forza che i dottori di ricerca siano messi nelle condizioni di innalzare la qualità della docenza italiana”.

La priorità indicata negli scorsi anni dall’ADI si rivolgeva proprio alla costruzione di un percorso ad hoc per i dottori di ricerca nell’accesso al mondo della scuola, con l’esonero della prova scritta sull’ambito disciplinare, la garanzia di un elevato punteggio da attribuire al titolo e il riconoscimento dell’attività didattica svolta nell’ambito del dottorato. Richieste puntualmente disattese da governi di diverso colore, osserva ADI, uniti nell’indifferenza verso misure efficaci per promuovere una maggiore integrazione fra sistema dell’alta formazione universitaria e scuola: “I governi cambiano, ma la noncuranza per la categoria più formata d’Italia resta”.

Critica si riconferma la posizione dell’associazione anche nei confronti della precedente ipotesi di valorizzazione del titolo ipotizzata con il Ministro Bussetti, ed oggi rinviata a un possibile successivo intervento normativo, consistente nella garanzia di accesso per i dottori di ricerca a un percorso abilitante speciale. Secondo ADI una tale misura “non poteva essere considerata una adeguata forma di valorizzazione del dottorato”, dal momento che “i PAS non consentivano l’accesso al concorso straordinario, e permettevano l’accesso all’ordinario al pari di tutti gli altri aspiranti docenti; la scarsa considerazione per i dottori di ricerca mostrata da questa proposta è ancora più marcata se si pensa che lo status di abilitato sarebbe stato riconosciuto automaticamente anche agli idonei non vincitori del concorso e il percorso abilitante sarebbe stato a pagamento”, con costi fino a 3 mila euro.

ADI torna quindi a battere sulla necessità e improrogabilità di “misure strutturali”, e non palliative, in grado di ripensare in maniera virtuosa il contributo dei dottori di ricerca per incrementare la qualità dell’insegnamento scolastico. Accanto alla proposta di un percorso pensato per i dottori di ricerca, l’associazione avanza così al Ministero e alla politica tre proposte aggiuntive: l’inserimento dei dottori di ricerca con 2 anni di servizio tra gli aventi diritto a partecipare al concorso straordinario; l’estensione della partecipazione ai concorsi per tutte le classi di concorso in cui si hanno i requisiti e l’apertura della III fascia a nuovi inserimenti. Le ultime due proposte, come risulta evidente, non riguardano soltanto i dottorandi e dottori di ricerca.

Come osserva ADI, la legge di bilancio 2019 ha modificato l’art. 3, comma 4, del D.Lgs. 59/2017 limitando la partecipazione ad una sola Classe di Concorso per grado e sostegno. IN questo modo, aspiranti docenti che hanno investito tempo e denaro per recuperare i CFU necessari per poter partecipare a più Classi di concorso ora si trovano a dover scegliere una sola di queste in fase concorsuale. “Tale scelta, oltre che limitativa, rischia anche di lasciare scoperte classi di concorso”, denuncia ADI nel suo comunicato.

Anche la questione della riapertura delle graduatorie di terza fascia rappresenta un tema cruciale per migliaia di aspiranti docenti. Le graduatorie di istituto infatti riapriranno nel 2020, ma – secondo la normativa attuale (art. 1, comma 107, Legge 107/2015, modificato con la legge di stabilità del 30 dicembre 2016) – saranno chiuse a nuovi inserimenti. “Ciò risulterebbe discriminante nei confronti di chi si è potuto inserire in III fascia nel 2017 o nei trienni precedenti. Inoltre ciò alimenterebbe l’uso delle MAD; attualmente in certe CdC e province le GI vengono già esaurite ed è necessario ricorrere a questo strumento che risulta altamente discrezionale”, osserva in conclusione ADI.

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