Il CSPI dà ragione ad Anief e boccia il bonus ‘farsa’ assegnato ai docenti per continuità didattica

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Anief – Premiare i docenti in base alla conferma sulla sede di servizio è un sistema che non piace nemmeno al Consiglio superiore della pubblica istruzione. Nel corso della riunione svoltasi oggi, il Cspi ha infatti espresso parere negativo sulla bozza di decreto ministeriale 36/2022 all’art. 45 comma 1 che tra i criteri per l’attribuzione delle risorse per la valorizzazione del personale docente inserisce anche incentivi volti a favorire la permanenza dei docenti sulla stessa sede.

“Anief è pronta a ricorrere in tribunale per opporsi a questo tipo di incentivazione economica che non può essere di certo la soluzione per favorire la continuità didattica”, è il commento di Marcello Pacifico presidente del giovane sindacato. Anief ribadisce anche la necessità di inserire nel contratto collettivo di lavoro l’indennità di sede disagiata con aumenti di almeno 300 euro mensili o indennità di trasferta di 46,48 euro giornaliere, già previste per i lavoratori del privato.

IL PARERE DEL CSPI

Quello esaminato dal CSPI è il decreto attuativo che andrà a definire la ripartizione dei fondi alle scuole, equivalenti a 30 milioni di euro, destinata a valorizzare la professionalità del personale docente che garantisce “l’interesse dei propri alunni e studenti alla continuità didattica” e “che presta servizio in zone caratterizzate da rischio di spopolamento e da valori degli indicatori di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica”.

Nel merito del decreto, il CSPI evidenzia che il criterio adottato per incentivare la continuità didattica dei docenti presuppone di valorizzare quegli insegnanti che nell’anno scolastico di riferimento non abbiano ottenuto mobilità, assegnazione provvisoria o utilizzazione nonché incarichi di insegnamento a tempo determinato. Verrebbe pertanto incentivato non il personale docente che intenzionalmente sceglie di rimanere nella stessa scuola a garanzia dell’«interesse dei propri alunni e studenti alla continuità didattica» ai sensi della lettera b-bis), comma 593, articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e ss.mm.ii., ma anche coloro che, pur avendo espresso la volontà di trasferimento di sede, non l’abbiano ottenuto per motivi oggettivi (come ad esempio l’indisponibilità di posti).

Il CSPI sottolinea inoltre che il comma 593-bis del DL 36/2022 fa esplicito riferimento agli «anni di permanenza del docente nella stessa istituzione scolastica»; ne consegue che non può essere sufficiente la maturazione di un “solo” anno scolastico di riferimento per ottenere l’incentivo come prevede invece lo schema di decreto in esame. Il CSPI evidenzia infine come il decreto non riconosca adeguata centralità alla valorizzazione «… del personale docente in servizio presso le scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica inserite nell’elenco di cui all’articolo 5, comma 5, del decreto del Ministro dell’istruzione di concerto con il Ministro dell’economia di attuazione dell’articolo 1, comma 345, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 ai sensi della lettera b-ter) del medesimo comma 593». Tale criterio per la valorizzazione tra l’altro dovrebbe prescindere dalla residenza del docente, mentre il decreto collega entrambi gli aspetti e ne condiziona l’applicazione.

IL TESTO DEL PARERE CSPI (da Orizzonte Scuola)

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