“Il crocifisso in classe non è un atto di discriminazione”, ma le scuole possono decidere in autonomia. La Cassazione annulla sospensione di 30 giorni al docente

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L’affissione del crocifisso, “al quale si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo”, afferma la Cassazione, “non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione”.

È quanto hanno sancito le sezioni unite civili della Suprema Corte con la sentenza, depositata oggi, con la quale hanno affrontato le questione dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

La questione esaminata dai giudici di piazza Cavour riguardava la compatibilità tra l’ordine di esposizione del crocifisso – impartito dal dirigente scolastico di un Istituto Professionale statale di Terni sulla base di una delibera assunta a maggioranza dall’assemblea di classe degli studenti – e la libertà di coscienza del docente che desiderava fare le sue lezioni senza il simbolo religioso appeso alla parete.

Secondo la Corte, la disposizione del regolamento degli anni venti del Novecento – che tuttora disciplina la materia, mancando una legge del Parlamento – è suscettibile di essere interpretata in senso conforme alla Costituzione.

Mentre, dunque, l’aula può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata valuti e decida in autonomia di esporlo, il docente “dissenziente” non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso: deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua “libertà negativa di religione”

Per questo, la circolare del dirigente scolastico, consistente nel “puro e semplice ordine di affissione del simbolo religioso”, è stata ritenuta dalla Corte “non conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità”, e per questo è stata annullata la sanzione disciplinare – la sospensione per 30 giorni – che era stata inflitta al professore.

Mancando l’aspetto discriminatorio nella scelta di affissione del crocifisso non è stata quindi accolta la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, in quanto non si è ritenuto che sia stata condizionata o compressa la sua libertà di espressione e di insegnamento”.

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