Il concorso straordinario si è rivelato una trappola. Lettera

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Inviata da Anna Terenzi – Sono una docente della scuola secondaria di secondo grado, e da cinque anni svolgo il mio lavoro con passione e dedizione. Vi chiedo di pubblicare questa lettera, perché ritengo doveroso condividere alcune considerazioni con tutti coloro che, ad oggi, continuano a sostenere che il concorso straordinario sia stato una grande opportunità per i precari.

La realtà dei fatti è ben diversa: il concorso straordinario è stato per molti una vera e propria trappola. Ci è stato presentato in tutta la sua eccezionalità, come fosse un regalo o una gentile concessione. Ci è stato presentato come concorso facilitato, che ci avrebbe finalmente aperto le porte per l’immissione in ruolo. Siamo stati inondati per mesi da informazioni fuorvianti, in cui questa “scorciatoia” sembrava quasi sfacciata, innescando l’ira dei nostri colleghi con meno di tre anni di servizio, che parteciperanno al concorso ordinario.

Siamo stati convocati in piena pandemia, a centinaia o migliaia di chilometri da casa, il tutto in un contesto scolastico tutt’altro che semplice, in cui eravamo appena stati inseriti (a causa dei ritardi delle convocazioni da GPS). Inutile dire quale fosse la condizione psicologica di ognuno di noi: da un lato l’ebbrezza di poter cogliere un’opportunità , dall’altro la paura dei contagi, i disagi negli spostamenti, l’inevitabile tensione. Un’inquietudine inaspettata si è presto aggiunta al già complesso quadro emotivo: i cinque quesiti a risposta aperta, di cui si parlava, erano in realtà cinque Uda, complete di prerequisiti, obiettivi, tabelle di valutazione, metodologie didattiche, e altri numerosi aspetti da considerare. Soli 150 minuti per 5 UdA e 5 domande in lingua inglese, basate sulla lettura e la comprensione di un testo.

Credo che chiunque abbia scritto quelle tracce non si renda conto del lavoro richiesto per elaborare una sola Uda. Il tempo a disposizione era assolutamente inadeguato, e il solo fatto di averlo proposto ha sminuito un aspetto importante del nostro lavoro; è stato uno schiaffo morale alla categoria.

Altro aspetto importante: la nomina dei commissari. Perché nella mia classe di concorso, come anche in altre, ci sono commissari e presidenti di commissione che lavorano da anni nella stessa scuola di alcuni candidati? Nessuno vede il conflitto di interessi? Sarebbe bastato nominare i commissari in regioni diverse da quelle in cui lavorano.

Numerosi ricercatori universitari, professionisti, docenti già di ruolo, non hanno superato la prova. Parliamo ancora di meritocrazia? Stiamo dicendo che colleghi già in ruolo, con più abilitazioni ed esperienza ventennale, non si sono rivelati all’altezza? C’è qualcosa che non va.

Si parla di selezione e di capacità, ma è solo demagogia. Credo fermamente che se non fossi idonea a ricoprire una cattedra da docente di ruolo, non dovrei esserlo neanche da precaria. Faccio lezione per le stesse ore e con gli stessi programmi.

Sono stanca di sentire parole offensive, più o meno dirette, nei nostri confronti. Ogni anno la scuola può andare avanti anche grazie a noi, che accettiamo da troppo tempo questa reiterazione di contratti a tempo determinato, nella speranza di una regolarizzazione, di un’agognata stabilizzazione.

A questo punto, chi ci ha messo in questa trappola dovrebbe dimostrare un po’ di coerenza e non convocare a settembre i candidati non ammessi; se così fosse però i nostri ragazzi resterebbero a casa, e non credo di dover spiegare il perché.

Spero che qualcuno si ravveda perché non tutti a settembre saranno disposti a tornare in cattedra, dopo essere stati trattati in questo modo.

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