Il concorso straordinario e la disumanizzazione dei docenti precari. Lettera

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inviata da Prof.ssa Angela Bonfitto –  Cari lettori, Sono una docente precaria in pandemia, in balia della didattica a distanza, della burocrazia raddoppiata per evitare ricorsi a scuola da parte delle famiglie, alla ricerca di nuovi stimoli per coinvolgere i ragazzi che giocano a nascondino dal momento in cui hanno saputo che saranno tutti ammessi all’anno successivo.

Ma sono anche una donna con le responsabilità di casa, le preoccupazioni del futuro e le bollette da pagare. Ci viene richiesto di essere comprensivi, di organizzare il nostro tempo per garantire una copertura H24 alla scuola (arrivano solo a me le mail a ogni ora?), di essere attori davanti al video, di avere la casa in ordine dietro la cam per le videoconferenze a ogni ora, con i parenti (magari bimbi piccoli) confinati in altre stanze sotto minacce.

Ci hanno bloccato l’aggiornamento delle graduatorie. Pensavo avessimo toccato il fondo così. E invece no. Si stanno superando. Vogliono bandire un concorso straordinario con la preselettiva da 80 domande in 80 minuti di cui 5 testi in inglese da interpretare.

Ma siamo persone o macchine? Stiamo assistendo alla nostra disumanizzazione.

Sembra che le regole del buonsenso decadano quando si tratta di docenti precari. Tralasciando, per così dire, i rischi legati all’assembramento in fase di svolgimento delle prove, chi di noi ha la testa e il tempo per preparare un concorso di questa portata? I nidi sono chiusi, i nonni in isolamento, i bimbi a cui dare attenzioni iperattivi, le preoccupazioni per il futuro, le mascherine introvabili, le rate del mutuo, la cassa integrazione dei nostri mariti. Già solo l’idea del concorso mi toglie il sonno e corrode quel barlume di tranquillità che mi resta per non impazzire.

Io credo nelle buone intenzioni del ministro Azzolina nel voler stabilizzare i precari, ma così non ce la facciamo più. Ministro, se davvero vuole aiutarci adesso, non faccia nulla.

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