Il concorso ordinario è un modello vincente per l’assunzione degli insegnanti? Lettera

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Inviato da Giuseppe Palazzolo – La risposta alla domanda non-retorica sarebbe facile a prima vista, ovvero: “certamente, il concorso è un modello vincente”. Sicuramente sarebbe un modello vincente per chi non è addentro al mondo della Scuola.

Anche se credo che genitori, nonni, zii e affini si siano chiesti almeno una volta perché i loro figli o nipoti cambino così spesso insegnanti. Ma meglio lasciare da parte l’altro lato della medaglia, ovvero la supplentite. Sulla formazione del docente perfetto si è ormai detto di tutto e di più e qualsiasi forma di concorso è sempre perfettibile.

Il problema dei concorsi, però, non è tanto la forma ma la loro lentezza, la loro incostanza nel tempo, e anche la mancata accettazione del ruolo a causa del vincolo di permanenza quinquennale. Giusto per citare le principali problematiche. Il risultato è la supplentite cronica. In pratica: chi troppo vuole, nulla stringe. Ovvero: la continua ricerca del Miur del concorso perfetto per assumere docenti perfetti fa sì che per anni, a volte anche per un intero ciclo scolastico, gli studenti abbiano soltanto docenti non formati perché non hanno avuto possibilità di “provare” un concorso o conseguire l’abilitazione.

Delle due l’una: o si escludono dall’insegnamento i docenti privi di abilitazione, notoriamente giudicati di serie B o C, con tutto quello che ne consegue; o si prevedono quantomeno dei percorsi di abilitazione annuali (TFA, FIT?), oltre alle lauree abilitanti, in modo da non avere più docenti allo sbaraglio in cattedra. Non certo sanatorie. Guardiamo le cose da un’altra prospettiva, in modo disincantato: è naturale che tra le migliaia di supplenti di II fascia delle nuove GPS ci sia qualcuno non all’altezza di fare il docente, ma nell’attesa di un concorso-Godot che lo giudichi inidoneo continuerà a stare in cattedra, magari a far danni.

Il Covid-19 ha solo amplificato questo paradosso tutto italiano. Per non parlare della situazione del sostegno. In conclusione: il concorso ordinario potrebbe essere un modello vincente per l’assunzione degli insegnanti qualora si svolgesse con regolarità (magari in base ai posti liberatisi con i pensionamenti?) nel tempo (e perché no nella forma).

Ma poi siamo sicuri che ci siano le risorse economiche per garantire l’adeguata retribuzione della professionalità dei docenti?

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