Il concorso non è più lo strumento idoneo per selezionare gli insegnanti. Lettera

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Inviato da Fabio Pilolli – Prima questione, che non riguarda direttamente il sottoscritto, docente di Matematica che ha superato il Concorso Ordinario 1999 per l’abilitazione all’insegnamento di Matematica nelle scuole superiori ed è entrato in ruolo ormai 10 anni fa: possibile che ancora non si sia capito che il concorso non è più uno strumento idoneo alla selezione degli aspiranti insegnanti?

L’Italia è l’unico Paese che ancora si ostina ad usare questo strumento. Una ulteriore assurdità poi è questa ostinazione in quest’ultimo specifico periodo di pandemia: non posso andare a trovare mia madre, però al concorso ci posso andare senza rischi, magari dopo aver viaggiato con svariati mezzi di trasporto per mezza Italia.

Riuscite a cogliere la leggerissima contraddizione, vero? Qualche anno fa ero interessato ad una posizione in un Istituto svizzero del Canton Ticino: inviai una semplice domanda con curriculum vitae et studiorum coi miei titoli e la mia esperienza professionale, affinché potessero essere oggetto di valutazione. Mi furono preferiti altri candidati, probabilmente con maggiore esperienza e/o più giovani: ci può stare, mica ho gridato allo scandalo…Per quale motivo in Italia non si può fare allo stesso modo? Invece no, si preferisce imbastire inutili concorsi (specialmente gli ultimi che mi è toccato di sentire, indirettamente, dalle parole dei colleghi precari che hanno sostenuto le prove…), e poi via con ritardi, irregolarità, prove suppletive, opposizioni, ricorsi e controricorsi, perdendo così un sacco di tempo e di soldi inutilmente con l’unico effetto di non riuscire poi a centrare l’obbiettivo che invece tutti quanti auspicano: partire il 1° settembre con tutti gli insegnanti al loro posto in tutte le scuole.

Soprattutto, mi domando, perché una procedura per soli titoli ed esperienza professionale non si può attuare coi precari storici, risolvendo così una volta per tutte una situazione che ormai si trascina da anni salvaguardando la continuità didattica ed evitando al contempo di dover pagare sanzioni alla Comunità europea per manifesta violazione della normativa che prevede che non si possa non assumere stabilmente personale che ha lavorato per 36 mesi?

Che cosa si teme esattamente, di grazia? Di non avere a disposizione validi insegnanti? Per l’entrata in ruolo è comunque previsto l’anno di prova e di formazione: nell’eventualità, che onestamente ritengo piuttosto remota, che qualcuno risulti inidoneo, lo si può fermare nell’anno di prova… Quando lo feci 10 anni fa c’erano molti colleghi coi capelli bianchi che sarebbero andati in pensione 2/3 anni dopo: se non è una vergogna questa.

Poi c’è pure chi, senza un minimo di ritegno, si lamenta che mancano i docenti, soprattutto delle materie tecniche, e che la classe docente in Italia ha un’età media di gran lunga superiore a quella europea… E di chi pensate che sia la responsabilità di questa situazione, di grazia?

Preciso inoltre che ho lavorato e lavoro con validissimi colleghi precari, alcuni con anche 2/3 o più LUSTRI di precariato: questi la formazione la fanno loro a noi, non viceversa.

Seconda questione, questa invece riguarda anche il sottoscritto. Per coloro che sono già di ruolo da un certo numero di anni, perché non prevedere dei percorsi rapidi per ottenere l’abilitazione in materie affini a quelle nella quale sono di ruolo? Oppure meglio ancora, più rapido e a costo zero: perché non introdurre la semplice norma che se da precario hai insegnato una determinata materia per almeno un anno scolastico sei automaticamente abilitato in quella materia all’atto del superamento dell’anno di prova per l’entrata in ruolo?

Questo farebbe molto comodo soprattutto ai DS, che disporrebbero di personale più versatile in grado di coprire eventuali buchi di organico, anche temporanei, nell’attesa della nomina dell’avente diritto, che però talvolta magari non si trova, oppure prima o poi si riesce a trovare, ma dopo diversi mesi (almeno questo è ciò che ho visto accadere negli ultimi anni, soprattutto per le materie tecniche), ad esclusivo danno delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.

Questa volta prendo ad esempio quello del sottoscritto, ma di esempi se ne potrebbero trovare molti altri: sono un ingegnere elettronico con laurea magistrale VOD (Vecchio Ordinamento Didattico) e all’università ho sostenuto diversi esami di Fisica, tra i quali Fisica I, Fisica II, Metodi di osservazione e misura, Meccanica razionale, Elettrotecnica I, Fisica tecnica, Scienza delle costruzioni, Teoria dei sistemi, Campi elettromagnetici e circuiti I, Controlli automatici, Misure elettriche, Meccanica delle macchine e macchine, Radiotecnica ed Elettronica quantistica.

La domanda è piuttosto semplice, ma nessuno mi ha mai risposto: perché da precario sono stato chiamato ad insegnare Fisica (nella classe quinta di un liceo scientifico, fra l’altro…) mentre entrato di ruolo posso insegnare solo Matematica e neanche quella al triennio del liceo scientifico?
Cos’è, quando si diventa di ruolo si disimpara la Matematica e la Fisica del triennio del liceo scientifico che pure lo stesso Ministero dell’Istruzione ci ha ritenuto in grado di insegnare quando eravamo precari?

Lo capite che la cosa non ha alcun senso, vero?

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