Il cinema nella scuola come strumento formativo tra letteratura, storia e società

di Lalla
ipsef

di Marilena Cavallo *- Il rapporto cinema e letteratura all’interno delle aule scolastiche, di ogni ordine e grado, può costituire una chiave di lettura fondamentale per penetrare i valori di un interscambio tra cultura, apprendimento e formazione.

di Marilena Cavallo *- Il rapporto cinema e letteratura all’interno delle aule scolastiche, di ogni ordine e grado, può costituire una chiave di lettura fondamentale per penetrare i valori di un interscambio tra cultura, apprendimento e formazione.

Mi pare necessario riconsiderare un rapporto tra cinema e letteratura nella storia della cultura italiana e soprattutto nel dialogo formativo tra scuola e forme di apprendimento rivolte alla letteratura, alla storia, alla società. La scuola come porto certamente della formazione e dell’apprendimento ma anche dello stimolo verso una diversificazione dei modelli culturali stessi. Un “affaccio” che riguarda anche la nuova riforma e una dialettica che la riforma pone all’interno della società stessa attraverso gli strumenti della conoscenza e della socializzazione ai nuovi saperi e ai nuovi linguaggi dell’incontro con le culture altre.

Il cinema come patrimonio culturale. Il linguaggio cinematografico si serve, tra l’altro, di due aspetti che sono letterari e geografici. Ovvero del personaggio e del paesaggio. Due modelli che nascono proprio dall’estetica dei linguaggi e della comunicazione. Soprattutto in un momento di nuovi approcci verso linguaggi sommersi riflettere su tali questioni diventa sempre più importante sia dal punto di vista culturale che istituzionale. Cinema e letteratura un dialogo per una scuola dell’apprendimento articolato. Un binomio che ha attraversato il Novecento. Ha caratterizzato la ricerca di molti registi e si è posto come elemento di dibattito nel corso delle diverse stagioni storiche – letterarie. Ma cerchiamo di proiettarci in un tracciato.

Una faccenda antica. Pirandello del “Si gira” o D’Annunzio che campeggiava nelle patrie lettere del cinema sono una testimonianza vivificante. Il cinema è fondamentale nella letteratura e nella storia e la letteratura a sua volta diventa sostanzialmente un elemento significativo anche in una interpretazione diversificata. Fermandoci al solo campo letterario una considerazione va fatta. Molti romanzi, anche recenti, hanno già dentro la loro struttura una dimensione cinematografica e non perché vengono costruiti a priori cinematograficamente ma perché lo scrittore riesce a vivere gli scenari e a strutturare i personaggi grazie a respiri lunghi o corti ma sulla base di una proprio di una scenografia.

In altri termini molti scrittori quando scrivono non fanno altro che costruire immagini. Le immagini sono quelle categorie che permettono al soggetto di essere trasformato. Viceversa, avviene anche che molti film hanno dentro la loro “partitura” scenica e linguistica un iter romanzesco. Ovvero una visione romanzata della storia che vi si racconta. In fondo la letteratura stessa è una letteratura, e mi riferisco al romanzo in particolare, che crea scenari sui paesaggi immaginari e sostiene l’avventura che intraprendono i personaggi. Già di per sé il romanzo si porta dentro la fisionomia di un raccontare per
meditazioni, dialoghi e immagini. Appunto per questo si potrebbe anche dire che un romanzo è un soggetto che prosegue per impianti scenografici. Mentre un film, che si rispetti chiaramente, è sempre un raccordare la parola dei personaggi con le immagini che si vedono.

Nel romanzo le immagini si ascoltano, si sentono, si avvertono. Nel film si vedono e prendono corpo grazie all’immagine. Nel romanzo prendono corpo attraverso la fantasia. Quindi il gioco fondamentale è tra la fantasia che proietta sensazioni che si trasformano in immagini e le immagini che producono, a loro volta, sensazioni. Un interscambio utile e necessario in termini letterati e cinematografici.

Cosa succede in realtà quando si porta un romanzo sullo schermo? Il romanzo resta un romanzo con una sua struttura non solo da valutarsi sul piano linguistico ma soprattutto sul piano della collocazione e del vissuto dei personaggi. Le immagini che nel romanzo ci sono vengono catturate dal lettore. Non vengono offerte come immagini tout court. Mentre nella trasposizione cinematografica il gioco è tutto un attraversamento di immagini e di scenari al di là dei dialoghi. Ma un film è sempre un ulteriore romanzo. Questo è un aspetto.

L’altro è quello già posto, non molto tempo fa, da Alberto Bevilacqua che con intelligenza e professionalità ha sollevato una riflessione seria e attenta. Cosa avviene se il regista e lo scrittore sono la stessa persona? Qui allora sta allo scrittore cercare di accordarsi con il regista e viceversa. Ma cosa ne potrebbe venir fuori? Prima di tutto la consapevolezza del regista. Secondo l’interazione completa tra la parola e l’immagine giocata da uno stesso sentire esistenziale. Terzo, la completezza dell’avventura narrativa. Quarto, il recupero di una tensione che si sposta dal testo allo schermo e la storia prende corpo perché si definisce in movimento.

Il cinema è movimento reale. Nel romanzo è l’immaginazione che prende il sopravvento attraverso le metafore. Ma il personaggio resta un disegno fondamentale. Già Giacomo Debenedetti, in alcuni suoi studi, aveva posto tale riflessione. Il personaggio compie un’avventura. La compie sia nel romanzo che nel film. Il discorso consiste nel come questa avventura si compie.

Da qui bisognerebbe partire per non dimenticare lo spirito che a un tale rapporto Pirandello e D’Annunzio avevano dato. Perché nonostante tutto, nonostante la trasformazione della “macchina” da presa, nonostante gli strumenti applicati nel cinema, il problema che si pone ancora oggi è sempre lo stesso. Un dialogo che è fatto di linguaggi che si esprimono attraverso una griglia di simboli. Un rapporto che non ha mai smesso di creare istanze estetiche. Occorre recuperare queste istanze attraverso un percorso metodologico grazie ad una visione estetico – pedagogica che abbia una valenza conoscitiva, formativa e valorizzante.

Anche la scuola, in un tale contesto, non solo quella dell’istruzione superiore, potrebbe diventare un riferimento in grado di offrire un modello di progettualità rivolto alle nuove generazioni e ad una educazione che intrecci l’estetica dell’immagine con quella della parola. La scuola come modello formativo e integrativo (e interattivo) tra i vari saperi. La scuola sempre come agenzia educativa e, quindi, come tale va ricontestalizzato il modello di approccio nei confronti sia letterari che storici in una società, come sostiene Mac Luhan, della comunicazione totale.

* Docente nei Licei e Vice presidente dell’Istituto di Ricerca per l’Arte e la Letteratura

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