Il CdM sta varando chiusura scuole fino al 3 aprile. Anief: si deve tornare dopo Pasqua

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Anief – Chiuse le sedi delle istituzioni scolastiche anche per i dirigenti scolastici e il personale Ata ed educativo.

La decisione avviene più di un mese dopo l’appello del presidente dell’Anief e dell’Udir, Marcello Pacifico, e a un giorno dalla lettera inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte. “Ora si continui con il lavoro agile e la didattica a distanza per i nostri studenti. I sindacati autonomi garantiscono l’attività di consulenza a distanza per tutto il personale dipendente e dirigente del Comparto e dell’area”, afferma Pacifico.

Nel decreto da 20-25 miliardi per fermare l’avanzata del virus Covid 19, che il Consiglio dei Ministri si appresta ad approvare al massimo entro domenica 15 marzo, c’è la volontà di andare giustamente oltre la sospensione dell’attività didattica. Tra le conferme dell’inevitabile chiusura di tutti gli istituti scolastici italiani c’è quella del governatore della Regione Piemonte, Alberto Cirio, anche lui contagiato dal Covid-19, il quale via Facebook ha detto che “verrà espressamente deciso per legge” di passare “dalla sospensione alla chiusura delle scuole”, perché “non ha senso mandare delle gente in una scuola che non è attiva”. Previste anche altre misure d’urgenza, tra cui la conferma dei supplenti e l’assunzione di assistenti tecnici nella scuola primaria e secondaria di primo grado.

Il Governo sta varando la chiusura delle scuole fino al 3 aprile; anche la stampa specializzata scrive che tra le misure presenti nel decreto attualmente in esame a Palazzo Chigi c’è “la chiusura delle scuole invece della semplice sospensione delle attività didattiche. La data – sottolinea la rivista on line Orizzonte Scuola – sarebbe fissata sempre al 3 di aprile. Si tratta di una misura che è in fase di contrattazione e potrebbe trovare una sua stabilizzazione nel testo nelle prossime ore”.

Anief ritiene che il Governo stia procedendo, seppure in ritardo di diversi giorni, verso la soluzione più sensata. L’allargamento a macchia d’olio del numero di contagi da Coronavirus, infatti, presuppone la massima cautela nei comportamenti e nelle azioni delle persone: anche il lavoro, di fronte alla prospettiva di perdere la vita, può essere sospeso. E questo vale per tutti i lavoratori: assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici compresi. Ma anche la decisione di tornare a scuola il 6 marzo appare quanto meno incauta: dopo appena tre giorni, infatti, è prevista in tutte le scuole la pausa per le vacanze pasquali: quindi, Anief torna a chiedere di chiudere le scuole almeno fino al giorno 14 aprile, per tornare in classe non prima del 15 aprile prossimo.

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha affermato che “lo continuiamo a chiedere da settimane: la minaccia alla salute non guarda alle categorie professionali. Che senso ha lasciare a casa studenti e insegnanti, mentre Ata e dirigenti scolastici continuano ad andare in giro e a scuola, rischiando di infettarsi? Tornare però a tre giorni dalle festività pasquali non avrebbe senso: il Governo decida di protrarre la chiusura di ulteriori dieci giorni e faccia ripartire tutto, sempre se il Coronavirus avrà arretrato, il prossimo 15 aprile”.

Ma nel decreto in via di approvazione sarebbero presenti anche altre disposizioni, chieste dal ministero dell’Istruzione, salvo mancata approvazione dell’ultimo momento per la possibile mancata copertura finanziaria. Come la decisione di applicare verso i supplenti la continuità didattica, assicurando così anche lo stipendio. Nella bozza di testo si legge di assegnare “alle istituzioni scolastiche statali le risorse finanziarie per i contratti di supplenza breve e saltuaria, in base all’andamento storico della spesa e nel limite delle risorse iscritte a tal fine nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Le istituzioni scolastiche statali stipulano contratti di docenza a tempo determinato, nel limite delle risorse assegnate ai sensi del primo periodo, al fine di potenziare le attività didattiche a distanza presso le istituzioni scolastiche statali”.

Tra le voci presenti nella bozza c’è poi la possibilità per le scuole statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o di potenziare quelli già in dotazione. Solo per gli studenti che appartengono a famiglie meno abbienti si vorrebbe introdurre un comodato d’uso, fornire a questi studenti dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme e-learning, nonché per la necessaria connettività di rete. Via libera anche, sempre nelle intenzioni del ministero, alla formazione dei docenti e del personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza.

Da Viale Trastevere si sostiene anche la possibile contrattualizzazione di nuovi assistenti tecnici, per attuare la didattica a distanza nelle scuole dove non è prevista per contratto la loro presenza. L’attivazione, in questo caso, sarebbe limitata all’anno scolastico 2019/2020 per le scuole d’Infanzia, primaria e media, con lo scopo di assicurare il supporto all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza, sottoscrivendo contratti sino al termine delle attività didattiche con assistenti tecnici.

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