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Il calcolo della pensione nel sistema misto: quanto si prende con 38 anni di contributi

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La pensione per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 va calcolata con il sistema misto. Ciò significa, una parte retributiva ed un’altra retributiva. Ma quanto si percepisce con 38 anni di contribuzione versata?

Se c’è una cosa che agli occhi di molti, anche di alcuni addetti ai lavori, appare complicata, questa cosa è il calcolo della pensione. Contributivo, retributivo, misto, sono questi i sistemi di calcolo, ognuno con regole particolari e con tante sfaccettature che sono assai complicate da capire per arrivare prima di riceverla, all’esatto importo della pensione spettante.

A complicare il tutto il fattoi che nella stragrande maggioranza dei casi, la pensione ad un lavoratore viene liquidata usando sia il sistema contributivo che quello retributivo. Ogni lavoratore riceve un calcolo diverso in base alla propria carriera lavorativa. La data importante è il 31 dicembre 1995, data spartiacque tra i due sistemi di calcolo. Ed importante è pure il numero di anni di contributi precedenti o antecedenti tale data.

Oggi vedremo, quanto dovrebbero prendere i lavoratori che lasciano il lavoro con 38 anni di contributi. Un numero di anni di lavoro che è importante in materia previdenziale dal momento che si tratta dell’età contributiva utile alla pensione con la quota 100 e pure con la quota 102 che il governo pare intenzionato a varare con la legge di Bilancio (la misura è presente nella bozza della manovra che presto dovrà essere licenziata positivamente).

Il calcolo della pensione in sintesi, i vari sistemi

L’importo di una pensione è influenzato da una miriade di fattori, da tantissime variabili che non permettono quasi mai di arrivare all’importo esatto spettante prima che l’Inps non liquidi la prestazione. I fattori che determinano l’importo della pensione sono:

  • Numero totale degli anni di contributi;
  • Anni di contribuzione antecedenti il 1996;
  • Anni di contributi successivi il 1996;
  • Età di uscita dal lavoro (per via dei coefficienti di trasformazione);
  • Retribuzioni percepite durante la carriera.

Oggi con 38 anni di contributi possono uscire dal lavoro solo i soggetti che hanno una carriera iniziata prima del 1996. Impossibile infatti aver lavorato 38 anni dopo tale data perché siamo solo alle porte del 2022. Di conseguenza, l’unico sistema di calcolo per un pensionato che nel corso del 2022 vuole uscire con 38 anni di contributi, con l’ipotetica nuova quota 102 o avendo cristallizzato il diritto alla quota 100, resta il misto.

Il calcolo della prestazione quindi, come regola generale è con il sistema retributivo peri contributi antecedenti il 1996 e con il sistema contributivo per gli anni successivi. In deroga a questo meccanismo c’è un vantaggio per chi ha una carriera pari o più lunga di 18 anni di versamenti prima del 1996. In questo caso il diritto al calcolo retributivo vale per tutti gli anni di carriera fino al 31 dicembre 2011, mentre per i successivi anni si passa al calcolo contributivo.

Gli importi della pensione con 38 anni di contributi

Come già detto, il calcolo della pensione è influenzato da fattori strettamente legati al singolo lavoratore, come per esempio la retribuzione media percepita. Per questo il calcolo della prestazione andrebbe prodotto per ogni singolo lavoratore. Con alcuni esempi però si può arrivare a determinare come si calcola la prestazione in linea generale per un lavoratore che ha completato la carriera utile alla pensione per quotisti, cioè i 38 anni di contributi.

La pensione nel misto è suddivisa in due quote, una retributiva ed una contributiva. La prima è costituita da una media delle retribuzioni percepite e vale circa il 2% per ogni anno di carriera. Per la parte contributiva invece, sempre in base alle retribuzioni, si accantona una quota destinata ai contributi. Per i lavoratori dipendenti si mette da parte il 33% della Retribuzione Annua Lorda, la cosiddetta RAL.

Ogni anno che passa ciò che si accantona finisce in una specie di salvadanaio che si chiama montante contributivo. Naturalmente anno per anno questo montante viene rivalutato fino alla data in cui si utilizza per accedere alla pensione. L’accumulo dei contributi rivalutati viene passato per i cosiddetti coefficienti di trasformazione, parametri che permettono di trasformare il montante dei contributi in pensione. I coefficienti cambiano in funzione dell’età di uscita dal lavoro, perché più giovani si lascia il lavoro, meno favorevoli all’assegno previdenziale sono questi coefficienti.

Un tipico esempio di pensionato con 38 anni di contributi, a quanto ammonterebbe la pensione?

Per poter capire il sistema misto, un esempio è ciò che ci vuole. Partiamo da un lavoratore che ha una retribuzione annua costante nel tempo (evento piuttosto raro ma che serve a rendere snello il calcolo). La retribuzione media è di 25.000 euro annui. Gli anni di carriera e quindi di contribuzione prima del 1996 sono 15. Quelli successivi a dicembre 2021 sono esattamente 23. A dicembre questo lavoratore compie l’età utile alla pensione di vecchiaia ordinaria. A 67 anni il coefficiente di trasformazione oggi vigente è 5,575%.

La prima parte di pensione annua spettante, quella della quota retributiva per i 15 anni di lavoro precedenti il 1996,  sarà pari a 7.500 euro esatti. Parliamo di pensione annua lorda naturalmente, con quel 2% annuo di ciò che si era accantonato nel montante contributivo. Poi occorre aggiungere la parte contributiva della pensione, che su una RAL di 25.000 euro costanti, è pari al suo 33% all’anno, ovvero 8.250 euro. Dal momento che gli anni di lavoro successivi al 31 dicembre 1996 sono 23 anni (nell’esempio di prima), il montante totale è paria 189.750 euro. Questo montante va rivalutato anno per anno al tasso di inflazione. Ipotizzando una inflazione neutra per tutti gli anni di lavoro, in modo tale da facilitare il calcolo, si deve passare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, che per un 67enne nel 2021 è pari al già citato 5,575%. Significa una quota contributiva di pensione pari a 10.578 euro annui lordi.

In totale questo pensionato percepirebbe 18.078 euro di pensione annua lorda, cioè 1.391 euro al mese (per 13 mensilità).

Carriera lunga nel retributivo, cosa cambia? E con uscita a 62 anni? ecco gli importi

Se invece lo stesso lavoratore avesse una carriera pari a 23 anni nel retributivo e di 15 anni nel contributivo, il calcolo della pensione sarebbe più favorevole. Arriverebbe a percepire infatti 18.600 euro annui (14.000 di quota retributiva fino al 2012 e 4.600 euro di quota contributiva per gli ultimi anni di carriera. Pensione mensile quindi pari a 1.430 euro al mese.

Prendendo in esame invece un soggetto come il precedente, ma che a dicembre compie 62 anni e quindi rientra in quota 100, il suo coefficiente di trasformazione per la quota contributiva sarebbe pari a 4,79. Significa che nel primo caso, con carriera retributiva inferiore a 18 anni e con 23 dei 38 anni di contributi accumulati a dicembre dentro il sistema contributivo (versati dopo il 1995), la quota di pensione nel contributivo sarebbe pari a 9.089 euro annui. La pensione totale quindi scenderebbe dai 18.078 a 16.589 euro, cioè da una pensione di 1.391 euro lordi al mese si passerebbe a una da 1.276 euro. Questo per 5 anni di anticipo sull’età pensionabile di uscita.

Ripetiamo, i precedenti calcoli sono a titolo di esempio, suscettibili di variazioni, a partire dalla rivalutazione del montante dei contributi e dalle variabili sulle retribuzioni e sui coefficienti che abbiamo utilizzato in maniera pressoché fissa per facilitare i nostri calcoli.

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