Il cacciavite di Bussetti deve intervenire sul bonus merito. Lettera

di redazione
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Prof. Biagio Biancardi – La Scuola italiana procede per strappi e successivi assestamenti. Basti ricordare l’avvicendamento nel 2000 tra Berlinguer e De Mauro alla P.I. e quello tra la Giannini e la Fedeli più recentemente.

Bussetti è uomo di scuola che ha fatto un cursus onorum ricco di esperienze ed ha il compito di intervenire sulla 107.2015 senza sopprimerla.

Lo ha ribadito più volte: la 107 non è tutta da buttare. Da questa impostazione si capisce che vuole seguire la strategia di un altro ministro della P.I.: (Fioroni) <<la politica del cacciavite>> ovvero interventi mirati e chirurgici con una straordinaria manutenzione.

Bussetti ha concordato con i sindacati il 26 giugno l’archiviazione della “chiamata diretta” che rappresentava uno degli elementi più contraddittori della legge, ma sembra non voglia andare oltre.

Ma l’altro pilastro: la c.d. valorizzazione dei docenti, seppur ridimensionata dal contratto sottoscritto il 19 aprile c.a., rimane.

Un simulacro della valutazione piramidale e verticistica, un simbolo del renzismo in salsa confindustriale che si intende conservare, perché evidentemente non dispiace alla nuova maggioranza giallo-verde.

Ma questa norma, non solo lede l’autonomia della funzione docente ed è un attacco frontale all’art. 33 della Costituzione, ma è stato gestito da molti DS in maniera sbagliata. Poca trasparenza, applicazioni cervellotiche, metodologie carbonare, in palese contrasto con spirito e sostanza della norma. Un disastro. Questa norma va cancellata senza tanti giri di parole e senza fronzoli se si vuole che la diaspora tra scuola e politica si attenui. Senza dimenticare l’altro mostro creato dalla 107: gli Ambiti che sono una camicia di forza che va totalmente azzerata.

Il ministro sta usando una metodologia del confronto con le parti sociali, la renda permanente, ed operi di concerto con i sindacati -non per abolire sic et simpliciter la 107- ma per eliminarne gli elementi più odiosi ed inaccettabili

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