Il burn out dei docenti. Come prevenirlo e contrastarlo con l’igiene mentale naturale

di Francesco Schipani
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Che la società occidentale sia basata molto sull’avere e poco sull’essere è sotto gli occhi di tutti, anche dei più sprovveduti (non c’è bisogno di leggere Erich Fromm)

Che l’individuo venga considerato acquirente prima ancora che persona qualcuno comincia a intuirlo o almeno a sospettarlo; che il capitalismo, fondato su denaro e competizione, inciti alla velocità e che questa si traduca a lungo andare in logorio psico-fisico – ciò che con termine anglosassone viene definito burn out – sono in molti ad accorgersene e ad accettarlo con rassegnazione, in pochi a prendere provvedimenti al riguardo.

Fra le categorie maggiormente esposte al rischio burn out c’è di certo quella degli insegnanti, i quali sono oggi sottoposti a una notevole e per molti versi straordinaria pressione psicologica da parte di genitori, dirigenti, studenti spesso problematici, classi difficili da gestire e quant’altro.

Può allora il singolo individuo/docente (soprav)vivere in una società/scuola che si fonda su modelli deleteri e nel contempo mettersi al riparo, proteggendo soprattutto la propria mente? Certo, non è semplice, ma la buona notizia è che si può.

Un validissimo strumento è rappresentato per esempio dalla cosiddetta igiene mentale naturale. Per quanti non la conoscessero, si tratta di un insieme di metodi naturali – basati cioè sull’osservazione e il rispetto delle leggi di natura – che mirano al benessere (il greco hygieia significa “salute”) e all’equilibrio della mente.

In Italia il rappresentante più autorevole è Renato Marini, che ha trasferito il naturo-igienismo (o medicina naturale) di Manuel Lezaeta Acharan e Luigi Costacurta in ambito psicologico; i principali testi di riferimento sono il manuale Psiche Amica, dello stesso Marini, e il mio eserciziario Progetto Gioia. Educare la mente all’equilibrio e alla serenità.

L’impostazione, lo ribadisco, è naturalistica e come in ogni approccio naturalistico che si rispetti il punto di partenza è il riconoscere la superiorità dell’intelligenza della natura su quella dell’uomo, nella convinzione che il compito dell’essere umano non è di migliorare la natura, ma di capirla, accettarla, rispettarne le leggi e assecondarla.

Ciò premesso, vediamo di che cosa si tratta nel concreto. La differenza più importante fra il tradizionale approccio psicoanalitico e l’igiene mentale naturale è che quest’ultima non si propone di rivangare il passato alla ricerca di avvenimenti spiacevoli o traumi avvenuti soprattutto nell’infanzia del soggetto. Tutt’altro.

Per usare l’esempio di Luigi Costacurta, il padre della medicina naturale in Italia, un secchio di acqua sporca si pulisce versandovi acqua pulita. Il pulito scaccia pian piano lo sporco. Costacurta si riferiva alla medicina naturale, secondo la quale una persona che voglia uscire dallo stato di malattia deve curare innanzitutto (ma non solo) l’alimentazione, introducendo nel corpo alimenti poco intossicanti che permettano a quest’ultimo di mettere in atto il processo di cura.

Lo stesso principio si può applicare alla mente: per natura, la mente è in grado di guarire se stessa e il compito dell’uomo è quello di favorirla introducendovi quotidianamente, per un certo periodo di tempo, grandi quantità di “acqua pulita” sotto forma di pensieri, emozioni, movimenti del corpo, esperienze di vittoria e quant’altro. Anche in questo caso il pulito, per legge di natura, scaccerà a mano a mano lo sporco.

Qual è l’acqua pulita che la natura ha previsto come alimento e nel contempo come cura per la psiche umana? La gioia. Ecco, l’igiene mentale naturale insegna come coltivarla.

Lo slogan del naturo-igienismo e dell’igiene mentale naturale è che si tratta di cose “alla portata di tutti”. Certo, capirli è effettivamente alla portata di tutti; metterli in pratica – e trarne benefici – è invece solo di chi possiede costanza, sistematicità e pazienza nell’attendere i risultati. Del resto, natura non facit saltus: la natura non fa salti.

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