Il “bambino azienda”. Lettera

di redazione
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inviata da Anna Angelucci – Ieri Massimo Gramellini dedica il suo Caffè al “bambino azienda”. Finalmente molti altri, oltre noi, si stanno accorgendo della torsione mostruosa che Miur e Invalsi hanno imposto alla scuola, facendosi interpreti del pensiero unico economicista, dello spietato ”realismo capitalista’ che permea il nostro tempo.

Ministri, burocrati, accademici di varie discipline: tutti proni all’ideologia liberista di una scuola delle competenze da spendere nel mercato del lavoro. Lo studente come homo, anzi puer oeconomicus. Il linguaggio e i paradigmi che supportano la “teoria” delle competenze sono identici a quelli che declinano la gestione delle risorse umane del ‘quality totally management’ del modello Toyota. Il lavoratore, come lo studente, flessibile, intercambiabile, addestrato al problem solving just in time, asservito e reificato dalle richieste del mercato.

Ministri, burocrati, accademici di varie discipline hanno contribuito a trasformare la scuola italiana in un centro di addestramento al lavoro del terzo millennio, precario, dequalificato e non pagato, in cui sia introiettato fin dalle elementari il  modello ‘produci consuma crepa’, senza altri grilli per la testa, senza altri sogni che non siano quelli di far soldi, senza le emozioni della letteratura e dell’arte, senza le riflessioni della filosofia, senza la conoscenza del passato, senza più la possibilità di immaginare che la vita e il tempo possano essere qualcosa di diverso. Incommensurabilmente diverso e più grande delle piccole menti di chi pretende solo oggettività e misura.

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