Il 75% dei giovani ha un bel rapporto con i docenti e il 42% li ritiene competenti: la scuola può contribuire a ridurre il malessere. Indagine

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Ansia da prestazione, paura per il futuro, aspettative personali o familiari da soddisfare e il terrore di fallire. Sono queste le emozioni provate da centinaia di giovani, soprattutto nel post Pandemia, e che spesso non riescono a trovare nelle figure di riferimento il giusto supporto per affrontarle e superarle. A dirlo sono alcuni dei dati che emergono dalle risposte di quasi 400 studenti, delle scuole superiori di Milano e provincia, al questionario proposto da ItaliaAdozioni per preparare il convegno “I giovani e la speranza nel futuro” che si è svolto a Milano, il 26 novembre

Il comitato scientifico composto dal Dott. Albizzati (neuropsichiatra), dalla Dott.ssa Bodini (CNR), dal Prof. Erba (docente e scrittore) e dalla Dott.ssa Sellitto (neuropsichiatra infantile), ha predisposto un questionario di 46 domande che indagano 4 aree:

I giovani e la scuola;

I giovani e gli affetti;

I giovani e la percezione del malessere giovanile;

I giovani e la speranza del futuro.

Solo il 22% dei rispondenti ha dichiarato di avere una motivazione bassa o molto bassa nei confronti della scuola, mentre il 35% ha risposto di avere una motivazione alta o molto alta. Oltre il 75% ha dichiarato di avere un rapporto positivo o molto positivo con i docenti e solo una quota minima (4%) ha dichiarato di avere un rapporto negativo o molto negativo. È riconosciuta la competenza degli insegnanti: il 42% dei rispondenti li ritiene molto o completamente competenti, mentre solo il 17% li ritiene poco o per nulla competenti. Il ruolo educativo degli insegnanti è riconosciuto molto parzialmente: il 37% dei soggetti ritiene che i propri insegnanti siano per loro anche un riferimento educativo, il 45% ritiene che lo siano “poco” o “per nulla”.

I social media, la scuola e in misura un poco minore la famiglia sono le istituzioni che sono ritenute contribuire molto o moltissimo al malessere giovanile, mentre i media, la classe politica, le istituzioni religiose e le associazioni giovanili sono ritenute dare poco o nullo contributo. Secondo il report la famiglia e la scuola sono anche le istituzioni che molto o moltissimo potrebbero contribuire a ridurre il malessere, insieme alle associazioni giovanili.

Quanto al futuro, complessivamente, il 61% del campione dichiara di avere una qualche speranza nel futuro, mentre il 32% dichiara di averne poca, e il 4% addirittura nessuna. Il 71% del campione si immagina a 30 anni con un lavoro stabile, ma il 31% si vede all’estero. Il 14%, invece, si immagina ancora in cerca di lavoro o con un lavoro precario, in Italia o all’estero. Con riferimento ai propri modelli di ispirazione, il 31% del campione si vede a 30 anni come gli adulti della propria famiglia, genitori prevalentemente ma anche fratelli più grandi. Il 27%, si ispira a un personaggio di successo.
Il 34% dei rispondenti non si sa immaginare.

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