Il 6 a tutti in tempi di pandemia non è un segnale positivo per la scuola. Lettera

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Inviata da Mario Bocola – Anche quest’anno sa causa del Covid 19 e della Dad ci sarà molto probabilmente il cosiddetto “6 pandemico”. Chiamiamolo così. E questo avverrà per il secondo anno consecutivo dopo la promozione ope legis decisa dall’ex Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

Anche con l’attuale capo del dicastero di Viale Trastevere, Patrizio Bianchi, stando alla nota del MI firmata il 6 maggio dal Capo Dipartimento Stefano Versari, ci avviamo sulla strada di una promozione generalizzata. In sostanza nella nota si chiede espressamente agli insegnanti di tutti gli ordini e gradi di scuola di essere clementi nella valutazione finale soprattutto per gli studenti delle classi intermedie.

Bisogna tenere conto delle difficoltà incontrate durante la Dad e della situazione pandemica generale. Punto e basta. Quindi, tradotto in parole povere: se un alunno presenta diverse insufficienze oppure non ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati, può essere ammesso alla classe successiva per decisione del Consiglio di Classe.

È un messaggio non certamente positivo e soprattutto frustrante per i docenti che hanno lavorato sodo anche in Didattica a distanza, quello che la scuola invia agli alunni e alle famiglie, perché poi le famiglie vogliono che i propri figli vengano promossi. La bocciatura viene vista come una punizione inflitta all’alunno non come occasione di prendere consapevolezza di non aver studiato per un intero anno scolastico (sia in presenza che in dad).

È una sorta di “fiducia collettiva”. Allora che senso ha promuovere tutti se vogliamo puntare verso una scuola di qualità? Che tipo di società potremo aspettarci in futuro se tutti ottengono la promozione? Sono tutti bravi? No, bisogna fare dei distinguo. Allora l’alunno sempre impegnato, attento, diligente lo andiamo a mortificare, a squalificare, perché poi dirà: “l’anno prossimo studio il minimo, tanto vengo promosso alla stessa stregua di chi non studia”.

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