Il 2020, l’anno della paura nera: il rapporto Censis “fotografa” la situazione: “Può trasformarsi in rabbia incontrollata”

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Nel 2017 c’era l’Italia del rancore, nonostante il Paese vivesse una fase di ripresa, con la politica che inseguiva i like; il 2018 era l’anno di un’Italia resa cattiva dal sovranismo e che aveva nel migrante il capro espiatorio; il 2019 invece l’anno di un’Italia incerta, vittima della sfiducia. E questo 2020?

Per il Censis nessun dubbio nel suo 54^ Rapporto sulla situazione sociale del Paese: è l’anno della paura nera, l’anno in cui il Covid, un virus vero, sembra aver addirittura innescato una paura più generale, quella per e del futuro, costringendo gli italiani in un tunnel da cui ancora non si riesce a vedere la luce, a dispetto delle rassicurazioni che piovono ogni giorno.

Una paura che ha quasi ‘convinto’ gli italiani a ritenere che sia meglio essere sudditi che morti, ovvero accettare una vita a sovranità limitata, ad autonomia limitata. E non è detto che questa paura non muti in rabbia, incontrollabile.

Ma può anche essere – possibile spiraglio – che questo ‘sisma’ finisca con il costringere il Paese a dotarsi di un progetto collettivo che spazzi via quella soggettività egoistica  e proterva in cui per decenni gli italiani hanno creduto e a cui si sono consegnati prigionieri.

Quasi l’80% degli italiani si dice a favore della stretta in vista delle prossime festività.

In vista del Natale e del Capodanno – si legge ancora – il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Il 54,6% spenderà di meno per i regali da mettere sotto l’albero, il 59,6% taglierà le spese per il cenone dell’ultimo dell’anno. Per il 61,6% la festa di Capodanno sara’ triste e rassegnata. Non andrà tutto bene: il 44,8% degli italiani è convinto che usciremo peggiori dalla pandemia (solo il 20,5% crede che questa esperienza ci renderà migliori).

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