Il 16 settembre suonerà la prima campanella nelle scuole siciliane. Un nuovo inizio? Lettera

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Inviata da Marinella Tumino – Mancano pochi giorni al suono della prima campanella in Sicilia. Il 16 settembre tutti in classe! E noi insegnanti siamo davvero pronti per iniziare una nuova avventura? Dopo due anni scolastici di vera bruttura, è necessario correre ai ripari e
cogliere la bellezza nelle piccole cose per potersi ricaricare e affrontare un nuovo anno scolastico, il terzo al tempo dell’era Covid che molto probabilmente non mancherà di regalarci ansie, dubbi e incertezze.

Non esiste una ricetta magica, ahimè! Ma prima di tutto cerchiamo di analizzare i buoni propositi che all’inizio di un nuovo anno scolastico sono doverosi, anche se spesso molto scontati.

Prima di ogni cosa ricordiamoci che i nostri interlocutori, gli studenti, sono reduci da due anni di restrizioni, costrizioni, privazioni. Sono stati male, malissimo, hanno ceduto le armi e spesso hanno anche mollato la scuola.
Ora però necessitano di riprendere i contenuti tralasciati, ma, soprattutto hanno il fondamentale bisogno di recuperare la socialità, di curare le relazioni interpersonali, di vivere la quotidianità in gruppo. Hanno, infatti, bisogno di stare con gli altri, i loro coetanei, perché per loro è vitale confrontarsi, parlare (e non solo chattare!), entrare in competizione, sfidare,
diventando complici oppure odiandosi. In questo modo potranno ricominciare a vivere nuove esperienze ed emozioni, rispolverare sentimenti di cui hanno dimenticato anche il nome…potranno ricominciare a vivere!
Ecco, questo è l’importante!

Sarà più interessante affrontare la quotidianità scolastica ascoltando le loro esigenze, provando a chiarire i loro dubbi, accettando le loro sfide, ma anche ridendo a cuore pieno con loro. Sì, perché la loro risata riempirà ed echeggerà nella classe e scatenerà delle energie positive stimolanti anche per noi.

La prima campanella dovrà servire anche per far esplodere di stupore i ragazzi: occorre meravigliarli, coinvolgendoli in racconti e storie in cui, magari, i loro insegnanti sono stati coinvolti e hanno scoperto il senso della vita e delle piccole cose, trasmettere loro l’idea che il fine per cui studiare sono loro e non solo l’interrogazione, che conoscere e apprendere qualcosa
li renderà più liberi e felici, perché proprio quel qualcosa ha reso più liberi e felici noi. Sprigioniamo la loro voglia di essere felici, appassionandoli con la bellezza.

Proponiamo loro poesia, musica, arte e consentiamo loro di condividere la loro musica preferita, le loro letture, le loro passioni. Fare scuola non significa insegnare solo contenuti, ma come agenti educanti che “lasciano il segno” dobbiamo aiutarli ad acquisire autonomia, indipendenza, a tirar fuori le loro vere essenze. Sprigioniamo il loro bisogno di libertà, solo
così possiamo costruire menti aperte con le quali è poi possibile parlare anche di contenuti. Insegniamo loro a andare oltre perché possano guardare al futuro e iniziare a costruirlo solo partendo dall’oggi.

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