“Ignoranza, superficialità, pressapochismo sono il coronavirus della cultura”. Lettera

Lettera

Inviato da Suor Anna Monia Alfieri- Basta seguire la Costituzione. Non occorrono maxi emendamenti o riforme, è sufficiente attenersi alla Costituzione, in particolare all’Art. 72: « Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva, articolo per articolo e con votazione finale ».

Il guaio è che gli italiani, anche i meno avvezzi alla politica, si sono accorti che sta prevalendo una modalità di governance che scavalca il Parlamento, mettendo così a dura prova la Democrazia e la Libertà dei cittadini.

Non a caso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, costituzionalista di chiara fama, aveva rivolto al Governo e a tutti i leader dell’opposizione un appello alla responsabilità nazionale nel redigere il Decreto Cura Italia. Appariva naturale e doveroso un atteggiamento di unità, dialogo e spirito di collaborazione.
L’appello però è caduto, ancora una volta, nel vuoto. A rimetterci, ancora una volta, sono gli italiani, soprattutto i giovani.

Accanto alla preoccupazione per la salute dei cittadini, vi è quella, non meno importante, per l’educazione delle nuove generazioni. Preoccupazione non inutile: quello del monopolio educativo (a rischio il 30% delle 12mila scuole paritarie, lo stipendio di 100mila persone e un costo per lo Stato e quindi tasse per i cittadini di 3Mld) è un pericolo che si fa sempre più minaccioso. Sì, perché, complice la concomitanza di una serie di circostanze e di urgenze, il Governo ha stralciato gli emendamenti dell’opposizione, considerandoli insostenibili e mettendo la fiducia al Decreto Cura Italia.

Eppure chi ha buona memoria ricorderà che nel 2014 si invocava il potere al popolo, la rottamazione della casta, il Parlamento aperto come una scatola di tonno per controbilanciare anni di baronato della politica. A chi ha esperienza di conduzione di opere complesse era evidente, già allora, che gli italiani stavano per cadere in un pericolo che si sarebbe rivelato fatale. Arriviamo, a distanza di sei anni, al triste epilogo (ampiamente previsto). Negli ultimi due anni ha preso sempre più piede l’abitudine di licenziare manovre finanziarie e decreti importanti by-passando la garanzia della Democrazia: il confronto in Parlamento con votazione. Tutti quanti abbiamo assistito impotenti e basiti alla grande compressione del ruolo del Parlamento e alla più totale mancanza di un opportuno scambio di vedute con i corpi sociali in occasione del licenziamento della Manovra finanziaria a fine anno 2018. Allora come oggi siamo in una situazione di emergenza: il cliché si ripete.

L’8 Aprile 2020, viene licenziato il Decreto Scuola – che parla di didattica, esami, temi di fondamentale importanza. Il Parlamento è stato sostituito da una diretta TV con la Ministra Azzolina ospite della trasmissione di Fabio Fazio. Quella stessa Ministra che non è stata in grado di dare risposte alle Regioni interrompendo la conference call. Del resto, l’esperienza dice che non ci si improvvisa Ministro, imbianchino forse sì, Ministro no. Ma tutti siamo capaci di fare tutto.
Probabilmente la ragione di tale modalità di procedere è riconducibile alla litigiosità e mancanza di coesione all’interno della maggioranza di Governo, perennemente a rischio di crisi, in cui è palese il gioco del ricatto reciproco. In sostanza, siamo ad un Regime dipinto di Democrazia, pericoloso sia nell’immediato, sia a lungo termine, soprattutto in situazioni di emergenza come quella del Covid-19.

Dovendo decidere in fretta, by-passare le pieghe della democrazia risulta non solo naturale, ma passa per un atto dovuto. Eppure in quella frase usata come attenuante “non c’è tempo, siamo in stato di emergenza” si insinua il pericolo di decidere senza una visione di insieme, una progettualità di ampio respiro a beneficio della collettività e non prendere decisioni limitate a vantaggio di pochi (riproponendo, pertanto, la tanto vituperata casta).

Solo un’ampia trasversalità consente di intraprendere cammini di riforma effettivamente capaci di giovare ai cittadini, esattamente come è avvenuto per la stesura della Costituzione, quando uomini e donne di cultura e formazione diverse si riunirono per dare all’Italia un futuro. Non fu grazie all’intervento di Togliatti che fu approvato l’articolo 7 della Costituzione che prevedeva l’accettazione dei Patti Lateranensi? Per fare un esempio.

Quando l’ideologia prevale, la democrazia perde progressivamente terreno. Il guaio è che l’ideologia è subdola, il cittadino non attento non si accorge che stanno venendo meno le sue libertà. Chi ha a cuore la nazione deve avvertire i propri concittadini del rischio che stanno correndo. Ignoranza, superficialità, pressapochismo sono il coronavirus della cultura. Il vaccino per questa forma di coronavirus esiste ed è stato sperimentato lungamente: cultura, responsabilità, senso delle istituzioni. Tutto il resto è pula che il vento disperde. Speriamo che gli italiani non diventino la pula dispersa dal vento dell’ideologia.

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