Ignorance tax, non possiamo più permettercela!

Di Lalla
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Rete della Conoscenza Ufficio stampa – Gli Stati Generali della Conoscenza, percorso che coinvolge circa trenta sigle tra associazioni e sindacati del mondo dell’istruzione, scrivono una lettera alle forze politiche per rimettere al centro della campagna elettorale i temi del sapere e della conoscenza lanciando provocatoriamente la proposta dell’abolizione dell’ Ignorance tax, la tassa sull’ignoranza che non permette al paese di ripartire.

Rete della Conoscenza Ufficio stampa – Gli Stati Generali della Conoscenza, percorso che coinvolge circa trenta sigle tra associazioni e sindacati del mondo dell’istruzione, scrivono una lettera alle forze politiche per rimettere al centro della campagna elettorale i temi del sapere e della conoscenza lanciando provocatoriamente la proposta dell’abolizione dell’ Ignorance tax, la tassa sull’ignoranza che non permette al paese di ripartire.

NOI del Comitato Promotore degli Stati Generali della Conoscenza

NOI 30 associazioni sindacali, studentesche, professionali del mondo dei saperi e della conoscenza che collaboriamo da due anni confrontandoci in modo aperto e leale,

NOI che insieme abbiamo condiviso, nonostante la diversità delle nostre idee, proposte di merito che riteniamo fondamentali per cambiare il nostro Paese e creare lavoro e sviluppo,

NOI vi scriviamo perché siamo convinti che senza Conoscenza il nostro paese sia condannato al declino. Eppure, la conoscenza è stata finora totalmente ignorata nel dibattito elettorale.

NOI crediamo che sia necessario, invece, partire proprio dai saperi per innovarsi e cambiare rotta, per uscire da questa crisi, per liberare le nostre migliori energie e per questo vogliamo sottoporre alla vostra attenzione alcune problematiche concrete.

È indubbio che negli ultimi anni la scuola, l’università, la ricerca pubbliche, insomma la formazione nel suo complesso, siano state al centro di inaccettabili tagli alle risorse. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: uno studente su cinque non si diploma, il numero degli iscritti nelle università diminuisce, i livelli richiesti dall’Europa secondo le indicazioni di Lisbona sono sempre più lontani, i nostri ricercatori lavorano proficuamente all’estero.

I saperi hanno bisogno di qualità: non è più ammissibile la piaga del precariato che condanna tantissimi lavoratori nei settori della conoscenza a condizioni di lavoro senza garanzie; è necessario dare dignità a chi fa
ricerca in Italia e permettere alle migliaia di cervelli fuggiti di poter tornare e dare il proprio contributo al miglioramento collettivo. In un mondo in continua evoluzione, ci chiediamo quali proposte facciano i nostri futuri governanti in merito all’innovazione e allo sviluppo di nuovi metodi di insegnamento/apprendimento, alla promozione di percorsi che sappiano formare gli studenti per entrare nel mondo del lavoro con le giuste competenze, ma anche per vivere da cittadini responsabili.

La formazione riguarda tutti, non solo i più giovani.
È necessario legare ai saperi un vero e proprio modello di welfare, che garantisca a tutti di completare ed incentivare in maniera universale il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione; che permetta durante tutto l’arco della vita di continuare a formarsi ed aggiornarsi, interrompendo eventualmente i percorsi lavorativi per intraprenderne nuovi di studio; che dia la possibilità a milioni di cittadini italiani e non, senza alti livelli di scolarizzazione alle spalle, di sviluppare nuove competenze per far fronte alle complessità di una società e di un’economia in continuo e rapido divenire. Queste misure permetterebbero di far sviluppare il nostro Paese in maniera esponenziale.

Sentiamo spesso parlare, nell’acceso dibattito pre-elettorale, di tasse e degli interventi ritenuti necessari per alleggerire i contributi degli elettori, ma la prima tassa che non possiamo più permetterci è la ignorance tax! Se continua l’attuale disinvestimento nella conoscenza nei prossimi anni pagheremo una tassa pesantissima derivante dalla minore crescita economica e dai maggiori costi sociali (il fattore istruzione è
infatti determinante per aumentare l’occupazione e il reddito, migliorare i livelli di salute, aumentare la partecipazione civile e sociale, ridurre il tasso di criminalità,…).

L’istruzione e formazione non sono spese, ma investimenti, la scuola costa ma l’ignoranza costa di più! Per questo ci aspettiamo di sentire, prima delle elezioni, proposte ragionate su questi temi. Vogliamo sapere
chiaramente da dove verranno tratte nuove risorse per la scuola, l’Università, la ricerca pubbliche e l’educazione degli adulti a quali interventi imprescindibili verranno primariamente destinate.

La conoscenza è il vero motore che può far ripartire l’economia e garantire la coesione sociale. Chiediamo che in campagna elettorale si parli di risorse, di qualità e di welfare della conoscenza e si assumano
seri impegni per interrompere la deriva verso cui la conoscenza è stata finora condannata nel nostro Paese.

Il nostro secondo Forum nazionale previsto per il prossimo mese di aprile, che da tempo stiamo organizzando, sarà un’importante occasione di approfondimento e di confronto limpido, sereno e costruttivo anche con le
forze politiche che saranno presenti nel nuovo Parlamento. Sarà l’occasione per esporre le nostre proposte, formulate nei due anni del nostro cammino, così da dare il nostro contributo alle riforme strutturali che il mondo
della conoscenza in Italia attende.

I PROMOTORI DEGLI STATI GENERALI DELLA CONOSCENZA

ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani), AIMC, AGENQUADRI, ARCI, AUSER, CGD, ConpAss, CGIL, CIDI, CIP (Comitato Insegnanti Precari), EDAFORUM, FLC, FNISM, FONDAZIONE DI VITTORIO, LEGAMBIENTE ,LEGAMBIENTE Scuola Formazione, LEND, LIBERA, LINK, MCE, MIEAC, MSAC, PROTEO Fare Sapere, RETE 29 APRILE, RETE DEGLI STUDENTI, RETE
STUDENTI MEDI, RETE DELLA CONOSCENZA, SPI, UDS, UDU

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