Ianes: “sì alla riforma sul sostegno, inclusione dovere di tutto il Consiglio di classe”

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Plauso alla proposta di legge della FISH: 30 crediti sull’handicap nella formazione dei futuri docenti sono un buon inizio. 3 marzo tavola rotonda a Roma Tre per discutere di “Nuove prospettive per gli insegnanti di sostegno”.

Plauso alla proposta di legge della FISH: 30 crediti sull’handicap nella formazione dei futuri docenti sono un buon inizio. 3 marzo tavola rotonda a Roma Tre per discutere di “Nuove prospettive per gli insegnanti di sostegno”.

Dopo la chiacchierata con il professor Dario Ianes, docente di Pedagogia e didattica speciale all'università di Bolzano e autore del libro “L'evoluzione dell'insegnante di sostegno”, siamo in grado di aggiungere un’altra tessera al complesso mosaico sulla formazione iniziale dei futuri insegnanti quale si delineerà nei decreti attuativi de La Buona Scuola.

Ma che cosa c’entra un esperto di disabilità con la formazione dei docenti curricolari? In realtà, dopo la presentazione, il 10 giugno scorso, della Proposta di Legge 2444 (“Norme per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con altri bisogni educativi speciali”) elaborata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), sostenuta dal PD e ora all’esame della VII Commissione, c’entra molto, anzi moltissimo. All’art. 5 si dichiara esplicitamente che nel curriculum di tutti gli insegnanti, e non solo dei docenti di infanzia e primaria, dovranno esserci almeno 30 crediti, citiamo alla lettera, “vertenti sugli aspetti della didattica per l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità come condizione di ammissione alla laurea magistrale all'anno abilitante”.

“L’articolo 5 è un passaggio rivoluzionario – commenta il Professor Ianes – nell’ottica di un superamento della delega dell’inclusione al docente di sostegno, poiché la rende un impegno di tutti docenti curricolari, ponendo finalmente un argine alla separazione delle loro carriere. I docenti di scuola secondaria di primo e secondo grado dovranno avere le stesse nozioni sulla disabilità che hanno i colleghi di infanzia e primaria, non ci saranno più scuse”. Proprio a questo proposito facciamo notare al nostro interlocutore che il dibattito sull’assetto delle future lauree abilitanti è ben lungi dall’essersi esaurito e che proprio negli ultimi giorni le pagine del nostro portale hanno ospitato contributi interessanti che paventano l’eccessiva incidenza delle discipline psico-pedagogiche nella formazione degli insegnanti (interviste a Franco Biasutti e Emanuele Dettori). Il pericolo – come abbiamo sintetizzato a Ianes – è che nel tentativo di formare alle tematiche dell’inclusione e della disabilità si vadano poi ad alleggerire i curricoli negli aspetti specifici dedicati alle discipline, ipotesi che potrebbe essere scongiurata dall’istituzione (almeno per alcuni corsi di laurea) di percorsi quinquennali a tronco unico con sesto anno dedicato interamente a didattica e tirocinio. Un’idea che a Ianes non dispiace, “a patto che però trenta crediti dei totali di questo sesto anno riguardino la disabilità. Come sappiamo il discorso sulla formazione è sempre la nota dolente: se creiamo dei percorsi specializzati a livello universitario, come quelli che stanno andando in porto proprio in questi mesi, sarà naturale istituire tranche di concorso ad hoc che poi porteranno inevitabilmente alla separazione delle carriere, docenti di sostegno da una parte e docenti curricolari dall’altra. Quello che temo è che si finirà nuovamente col blindare gli insegnanti di ruolo relegando quelli di sostegno a una riserva indiana. Pensi che l’Università d Vienna ha già chiuso i corsi per gli insegnanti di sostegno per inserirne i contenuti nei piani di studio di tutti i docenti”.

Ancora di formazione specifica si parla nel sesto comma dell’art. 5: “Tutti i docenti assegnati a una classe nella quale è presente un alunno con disabilità certificata sono tenuti annualmente, nell'ambito dell'orario di servizio non di insegnamento, a partecipare ad almeno un corso di formazione sugli aspetti della didattica dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilita e degli alunni con bisogni educativi speciali non inferiore a 20 ore”. Per Ianes non c’è dubbio, questo come altri punti del documento lo qualificano come un passo nella direzione giusta. Gli chiediamo, allora, se lo sia anche l’istituzione di un comitato interministeriale, insinuando il dubbio che la creazione di un nuovo corpo burocratico appesantisca i processi anziché agevolarli: la scuola dell’autonomia non dovrebbe, in fondo, bastare? “Qui salta fuori la solita mania italiana della governance. Ha ragione lei, l’autonomia è la chiave di volta, come potrebbe esserlo l’organico funzionale, ma questo discorso va innestato su quello altrettanto significativo dei livelli essenziali di prestazione. È importante, cioè, fissare dei punti, dei livelli al di sotto dei quali l’intervento non può andare. Per fare questo bisogna monitorare, ricorrere a ipotesi di valutazione che tengano conto non solo degli elementi strutturali e dei processi, ma anche dei risultati conseguiti. Do atto alla Proposta di Legge 2444 di aver fatto un notevole salto in avanti su questo punto, adesso vediamo che cosa succederà nella pratica”.

Degli argomenti affrontati in questa intervista il Professor Ianes parlerà anche il 3 marzo a Roma in una tavola rotonda dal titolo “Nuove prospettive per gli insegnanti di sostegno”, presso l’aula rettorale dell’Università Roma Tre.

Vedi anche: Riforma del sostegno. 10 anni per chiedere passaggio su cattedra, 20 ore formazione anno obbligatorie per tutti. Le anticipazioni della riforma

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