I voti generano ansia e stress? La preside dice sì: “Cambiare modello pedagogico. Esigenza anche dei docenti”

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Sul dibattito della scuola senza voti si inserisce anche la preside del liceo Passoni di Torino, schierandosi contro la valutazione numerica e incoraggiando un approccio pedagogico diverso.

Una scuola senza voti non è un sogno, ma un’esperienza già realizzata. Oggi è necessario ripensare l’intero modello pedagogico: un’esigenza di cambiamento sentita dai ragazzi, ma anche da molti docenti“, dice la dirigente Accardi Benedettina sul Corriere della Sera, che aggiunge: “Una scuola che riesce a motivare e ad appassionare non ne ha bisogno. Sono queste le due parole chiave: motivazione e passione, che devono riguardare tutti. Non solo i ragazzi, ma anche i docenti. Ripensare il sistema della valutazione significa cambiare approccio educativo rispetto a quello che proponiamo“.

La preside dell’istituto torinese si schiera dunque con i ragazzi che nelle ultime settimane hanno sollevato il problema della valutazione numerica: “I voti generano ansia da prestazione. Molti studenti durante le interrogazioni non riescono a esprimere quanto imparano perché non ne vedono il senso o sentono i contenuti distanti dai loro bisogni. Ma dare un 4 non è necessario. Molto meglio per loro capire cosa non hanno capito e motivarli a imparare“.  “Invece – prosegue la Ds – io sono convinta che un approccio più empatico, di ascolto attivo e con una personalizzazione maggiore degli apprendimenti andrebbe adottato in tutti i livelli di istruzione, compresa l’università dove spesso i ragazzi si sentono un numero”.

E ancora: “dobbiamo insegnare ai ragazzi la capacità del problem solving per affrontare i problemi di qualsiasi natura, con i docenti che li accompagnano nel processo di crescita. Con la frustrazione e il pensiero del giudizio legato al voto non si insegna a gestire l’ansia. Al contrario, non si fa che aumentarla“.

La domanda che in molti, scettici, si pongono è: come si dovrebbe allora valutare l’apprendimento? “Si dovrebbe sempre partire dal rinforzo dell’autostima, valutando gli aspetti positivi della prova e dando indicazioni precise sugli aspetti da migliorare. Si introduce poi l’autovalutazione sganciata dal voto, che favorisce il processo meta cognitivo. Alla fine dell’anno si deve comunque dare un voto, ma dopo un percorso molto più sereno“.

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