I tre grandi problemi della scuola. Lettera

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Inviato da Amalia Monaco – Si è appena insediato il nuovo governo, con il suo premier e i suoi ministri (compreso il ministro dell’istruzione) e malgrado la pandemia abbia reso noti a tutti, anche ai non addetti ai lavori, le strutturali e annose problematiche della scuola italiana, i propositi che abbiamo ascoltato a proposito del nostro sistema scolastico hanno il tono e i contenuti di sempre.

Ignorano i veri problemi che andrebbero risolti e prospettano pseudo riforme del sistema dell’istruzione, sottintendendo che la scuola italiana non funziona, per mancanza di professionalità degli insegnanti.

Proprio per questo sento il dovere di rivolgere un accorato appello: alle Istituzioni perché ascoltino le voci di chi nella scuola lavora e attraverso il suo lavoro rende possibile il suo funzionamento; ai Sindacati perché tornino a rappresentare veramente e seriamente i lavoratori della scuola; ai dirigenti scolastici affinché abbandonino le vesti da manager d’azienda e rivolgano le loro energie e la loro attenzione alla didattica; agli organi d’informazione perché diano “ascoltabilità” e non visibilità alla categoria degli insegnanti italiani raccontando con onestà intellettuale e oggettività il mondo della scuola.

In questi mesi abbiamo sentito e continuiamo troppe volte a sentir parlare retoricamente di Priorità della scuola. Considerare prioritaria la scuola significa affrontare e risolvere i suoi problemi.

Problemi che la scuola italiana ha da anni, che non sono mai stati presi in considerazione e che sono esplosi in tutta la loro drammaticità con l’insorgere della pandemia.

1. Il primo problema riguarda l’edilizia scolastica. L’80% delle scuole italiane è ubicata in edifici che non sono stati pensati e progettati per l’attività didattica. Gli spazi non sono accessori ma incidono profondamente sulla qualità dei processi di apprendimento e sulle scelte metodologiche. (Se non ci fosse stata questa situazione si sarebbe potuto garantire da subito il distanziamento e quindi la riapertura delle scuole)
2. Il secondo problema, non certo in ordine di importanza, riguarda il numero degli alunni per classe. Le classi di studenti delle nostre scuole sono numerosissime e con classi numerose, all’interno delle quali ci sono sempre ragazzi che necessitano di percorsi differenziati, ragazzi con disturbi dell’apprendimento o con bisogni educativi speciali, è impossibile garantire a tutti il raggiungimento degli obiettivi formativi.(Se le classi fossero state meno numerose si sarebbe risolto più facilmente il problema del distanziamento e le scuole si sarebbero riaperte)
3. Terzo problema, che se risolto faciliterebbe la soluzione del secondo, nella scuola italiana c’è un esercito di insegnanti precari che, se e quando lavorano, lavorano nell’assoluta instabilità senza continuità e possibilità di pianificare la loro attività e la cui precarietà è tutti gli anni causa di rallentamenti e disagi del sistema scolastico.

Ecco questi sono i principali problemi della scuola italiana, non gli unici, ma quelli più urgenti, quelli che se risolti possono alzare e migliorare il livello dell’istruzione e della formazione dei nostri ragazzi. Il problema della scuola non è la formazione degli insegnanti, a cui il nostro premier ha fatto riferimento nel suo discorso al Senato (non citando nessun vero problema da affrontare). Gli insegnanti italiani sono competenti e professionali. Se non fossero stati così non avrebbero potuto continuare a lavorare in una situazione emergenziale e eccezionale come quella provocata dal Covid. Si perché vi stupirò, ma noi insegnanti abbiamo lavorato e continuiamo a farlo.

La narrazione dell’attività scolastica in Dad o Ddi come inattività è falsa; considerare il periodo di attività didattica che da marzo scorso sino ad oggi noi svolgiamo come “anno scolastico perso” è ingiusto e offensivo non soltanto nei confronti del corpo insegnante che ha messo in discussione metodologie consolidate per sperimentare altre forme di didattica, che ha rimodulato obiettivi, programmazioni e quant’altro pur di garantire il diritto allo studio dedicando al suo lavoro il triplo delle ore che normalmente vi dedica, ma anche nei confronti dei bambini e dei ragazzi che, pur vivendo un profondo disagio, si sono impegnati, hanno studiato ci hanno seguito nelle attività proposte.

Certo la didattica a distanza non è stata, non è e non potrà mai essere la via maestra dell’insegnamento-apprendimento; tramite la Dad non si è potuto garantire a tutti, soprattutto ai più fragili e deboli, un percorso d’apprendimento degno di questo nome.

Siamo noi insegnanti i primi a dirlo. Ma ce l’abbiamo messa tutta, anche per esserci accanto ai nostri ragazzi in un momento così difficile per loro. Non ci siamo tirati indietro e soprattutto abbiamo messo in campo tutte le nostre competenze e la nostra professionalità. Ci siamo messi in discussione individualmente e collegialmente, abbiamo garantito e mantenuto tutte le attività che una scuola svolge (riunioni, contatti con le famiglie, consigli di classe) abbiamo cercato, malgrado tutto di mantenere uno standard qualitativamente dignitoso. Abbiamo dimostrato di essere formati, competenti, professionali.

La qualità della nostra scuola non dipende da noi la si potrà garantire solo risolvendo i suoi veri, reali e concreti problemi. Prima risolvete questi problemi, mettete gli insegnanti nelle condizioni di poter fare il loro lavoro nel miglior modo possibile, poi se con spazi adeguati, corpo docente numericamente sufficiente e stabile, classi con numero adeguato di alunni, la situazione non migliora, allora discutiamo della formazione degli insegnanti!

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