I titoli nelle graduatorie degli aspiranti supplenti docenti ed ATA non garantiscono selezione, a dirlo la Cassazione. Le MAD aprono alla chiamata diretta dei Dirigenti? Una riflessione

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Da quando, per necessità, nella scuola si è dovuto fare ricorso al sistema delle MAD, acronimo di messa a disposizione, si è avviato nel tempo un modus operandi che se non introduce una sorta di chiamata diretta, poco ci manca. C’è una riflessione seria da fare nel mondo della scuola, tenendo conto del fatto che sono richieste sempre maggiori competenze per poter lavorare, sia come docente che come ATA.

Quelle note sulle convocazioni che stanno aprendo un diverso modo di selezionare il personale

Vengono segnalate da diverso tempo alcune convocazioni sui generis in particolar modo per il personale ATA. Come è noto le convocazioni devono avvenire rispettando in modo rigoroso il sistema, prima, seconda, e terza fascia, chiamando rispettando l’ordine di graduatoria, dunque il punteggio, che viene determinato dal servizio e dai titoli.

Ma non è raro dover commentare convocazioni che richiedono un plus rispetto all’ordine basilare. Ad esempio conoscere la piattaforma con la quale si lavora a scuola, ad esempio aver avuto esperienza nel “ramo” d’ufficio cui si dovrà essere chiamati, essere auto muniti magari per esigenze di servizio, aver avuto esperienza per il grado di scuola in cui si opera, saper usare applicazioni o lavorare con sistemi operativi, con le LIM, insomma, chi più ne ha, più ne metta.

Nessuna norma ad oggi contempla che nell’atto di convocazione si debbano prevedere simili casistiche, ma vero è che possono diventare un dissuasivo per accettare quella supplenza, pur avendone diritto per punteggio poiché si troverebbe l’interessato a dover svolgere una mansione per cui magari non si sente portato o non ha competenza diretta. D’altronde è risaputo che nella scuola si impara lavorando, è così da sempre, solo che non spesso i tempi dell’apprendimento  in itinere non si conciliano con quelli richiesti dalle esigenze di servizio.

Con il sistema delle MAD in sostanza c’è nella scuola la possibilità di chiamare scegliendosi il candidato “ideale” leggendo il curriculum e analizzando una pluralità di fattori che vanno oltre la semplice chiamata rigida del sistema delle graduatorie.

La scuola sta cambiando e sono richieste sempre maggiori competenze, esperienze, a prescindere dal punteggio rivestito in graduatoria. Si sta andando verso una revisione della selezione del personale a scuola? Sicuramente la strada è stata aperta e forse anche tracciata, probabilmente in sede di convocazione non sarebbe totalmente sbagliato prevedere delle voci aggiuntive, voci che dovrebbe contemplare il sistema, per evitare una situazione di anarchia bella e buona. Ma per far ciò occorrerebbe rimettere mano alle norme che regolamentano le convocazioni tanto per i docenti quanto per gli ATA ed evitare soprattutto situazioni di penalizzazione.

Le graduatorie non sono procedure concorsuali

Come ha avuto modo di ricordare la Cassazione Civile Sez. U Num. 22693/2022  nella formazione delle graduatorie d’istituto non è prevista la costituzione di commissioni di concorso per la valutazione dei titoli, ma tale valutazione è affidata in prima battuta al sistema informatico che assegna i punteggi sulla base di quanto stabilito dalle ordinanze ministeriali e dalle tabelle a queste allegate e successivamente agli uffici scolastici provinciali i quali in caso di difformità tra i titoli dichiarati e quelli effettivamente posseduti procedono alla rettifica del punteggio o all’esclusione dalla graduatoria.

I punteggi attribuiti ai titoli non vengono pertanto assegnati sulla base di criteri di valutazione, ma in applicazione di quanto previsto dai Regolamenti e più specificamente dalle tabelle allegate alle ordinanze ministeriali. La formazione con tali modalità delle graduatorie è, perciò, idonea ad escludere una qualificazione della relativa procedura come concorsuale configurandosi l’inserimento del personale nelle graduatorie di istituto, per l’automatismo che lo caratterizza e che comporta l’iscrizione dei candidati nell’ordine progressivo derivante dei punteggi attribuiti alla luce dei titoli dichiarati, quale attività del tutto esente da valutazioni discrezionali di tipo comparativo. (…)Non può rinvenirsi alcun procedimento di tipo selettivo, ma esclusivamente la formazione di un elenco attraverso atti non ascrivibili ad altre categorie di attività autoritativa, da cui discende il diritto del docente ad essere collocato nella corretta posizione determinata dalla sommatoria dei punteggi relativi ai titoli dichiarati e posseduti e, in secondo luogo, ad essere preferito nella chiamata per la stipula di contratti a tempo determinato rispetto ai soggetti collocati in posizione successiva nella graduatoria d’istituto.

Ecco, questo modo di selezionare il personale forse sta giungendo al capolinea? E su ciò c’è una profonda riflessione da dover fare.

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