I sindacati non possono impugnare norme di carattere regolamentare o atti generali

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Un sindacato impugnava con il ricorso introduttivo del giudizio, il D.P.R. n. n. 80 del 28 marzo 2013, recante “Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione professionale”, attuativo delle previsioni di cui al D. L.vo n. 286/2004, nella misura in cui esso prevede che la valutazione degli istituti scolastici avvenga sulla base di parametri non predeterminati e ad opera di organi non previsti dalla legge fondamentale, i quali organi dovrebbero esercitare competenze attribuite dalla legge ad altri soggetti; inoltre, nel ricorso viene censurata l’impostazione di fondo del DPR impugnato.

Il TAR del Lazio con sentenza del 26/11/2020 N. 12644/2020 lo dichiara inammissibile affermando un principio che si ritiene di comune interesse.

Per giurisprudenza consolidata le norme regolamentari si possono impugnare solo se congiunta ad atti applicativi

A pubblica udienza del 18 dicembre 2019 il Collegio, con ordinanza n. 2617/2020 emessa ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a., ha rilevato quanto segue: “Considerato che, dopo il passaggio in decisione della causa, il Collegio ha rilevato che sussistono dubbi in ordine alla ammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio, sotto il profilo della sussistenza dell’interesse ad agire, avuto riguardo alla circostanza che l’atto gravato in principalità ha, pacificamente, natura regolamentare, e considerato che per giurisprudenza consolidata l’impugnazione di norme regolamentari risulta ammissibile solo se congiunta alla impugnazione di atti applicativi, immediatamente e concretamente lesivi, ovvero solo laddove vengano in considerazione norme suscettibili di produrre, in via diretta ed immediata, una lesione concreta ed attuale della sfera giuridica di un determinato soggetto (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VII, sent. n. 264/2019; T.A.R. Friuli Venezia Giulia, Sez. I, sent. n. 24/2017; T.A.R. Lazio Roma, II, sent. n. 5036/2013)”.

Concludono i giudici in questo modo: “Considerato che gli atti impugnati hanno, tutti, valenza generale, non afferendo neppure a singole istituzioni scolastiche; Ritenuto che la legittimazione ad agire riconosciuta alle associazioni sindacali non può essere dilatata fino al punto di consentire loro l’impugnazione di norme a carattere regolamentare ovvero l’impugnazione di atti amministrativi di carattere generale, tanto più per la ragione che gli atti impugnati non prefigurano conseguenze negative certe che ridondino a carico dei lavoratori in conseguenza di eventuali valutazioni negative degli istituti scolastici di appartenenza: in particolare, il fatto che tali valutazioni siano tenute in conto nella valutazione dei dirigenti scolastici o possano comportare la necessità che il personale insegnante segua corsi di formazione e aggiornamento, non dimostra la attuale e concreta lesività degli atti impugnati, trattandosi di conseguenze eventuali e non necessariamente negative per il singolo dirigente o insegnante, né essendo dimostrato che l’applicazione delle previsioni oggetto di censura determini l’inattendibilità del processo di valutazione delle istituzioni scolastiche”.

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