I salari degli insegnanti in Europa tra crisi e austerità

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Giulia Boffa – Secondo i dati del rapporto sull’istruzione in Europa, i salari degli insegnanti europei negli ultimi 10 anni sono cresciuti principalmente in seguito a tre cause: le riforme dei salari nel settore dell’istruzione; gli aumenti equiparati al costo della vita e gli aumenti generalizzati dei salari del settore pubblico. In alcuni casi questi aumenti sono stati più del 40%. Ma la crescita dei salari non è sempre stata seguita da una reale crescita per l’incremento più veloce del costo della vita.

Giulia Boffa – Secondo i dati del rapporto sull’istruzione in Europa, i salari degli insegnanti europei negli ultimi 10 anni sono cresciuti principalmente in seguito a tre cause: le riforme dei salari nel settore dell’istruzione; gli aumenti equiparati al costo della vita e gli aumenti generalizzati dei salari del settore pubblico. In alcuni casi questi aumenti sono stati più del 40%. Ma la crescita dei salari non è sempre stata seguita da una reale crescita per l’incremento più veloce del costo della vita.

In tutti i Paesi, con l’eccezione di Italia e Grecia, i salari sono cresciuti sia per gli insegnanti della primaria che per quelli della secondaria superiore. In dodici paesi l’aumento è stato superiore al 20%; un tale aumento si è registrato anche in Islanda solo per i docenti della primaria e in Spagna solo per quelli della secondaria superiore.

In Italia, come in Danimarca, Germania, Olanda, Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito, i salari hanno mantenuto lo stesso potere d’acquisto che avevano nel 2000.

La recente crisi finanziaria ed economica ha obbligato molti Stati a tagliare i salari del pubblico impiego, in particolare dal gennaio 2010: è il caso della Spagna, che è passata da un aumento pianificato dell’0,3% del 2009, approvato e mantenuto fino al maggio 2010, ad un taglio di circa il 5% dei salari di tutti i dipendenti pubblici dal 1 giugno 2010. La riduzione in Romania è stata anche più forte, con il 25% di riduzione dei salari per tutti i dipendenti pubblici dal luglio 2010 a causa del risanamento dei conti pubblici.

In Lettonia, c’è stata una riduzione significativa degli investimenti dell’istruzione di quasi il 40% dal settembre del 2009, che ha comportato una diminuzione dei salari dei docenti, anche se nel gennaio 2010 il fondo per i salari è cresciuto del 37% , sia grazie all’indicizzazione sia grazie ad incentivi professionali.

In un gruppo significativo di Paesi , invece, si sono fatti notevoli sforzi per mantenere o addirittura aumentare i salari degli insegnanti, come in Scozia che nel 2009 aumentò i salari del 2,5% e nel 2010 del 2,4%, bloccandoli successivamente per due anni dall’aprile del 2011. In Olanda e in Polonia le riforme introdotte nel 2009 portarono ad un aumento dei salari dei docenti, mentre nella Repubblica Ceca le risorse per il pubblico impiego portarono a tagli salariali pari al 10% nel 2011, ma furono aumentati i fondi per gli stipendi dei docenti. Solo tre nazioni non hanno effettuato aggiustamenti ai salari dei docenti e sono l’Italia, la Bulgaria e l’Islanda, ma hanno comunque pensato a riforme che comprendessero un aumento. In Bulgaria i "senior teachers" hanno avuto un aumento del 7% e i "chief teachers" del 13%; l’Islanda ha incrementato i salari per i docenti della secondaria superiore, che erano fermi ai salari più bassi. In Italia, invece, gli aumenti salariali previsti dall’ultimo Contratto Nazionale, sono stati bloccati dalle ultime restrizioni sui conti pubblici.

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