I ragazzi hanno bisogno di sentirsi dire “Io ti vedo; io ci sono. Non mi dimentico di te”. Lettera al Ministro Bianchi

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Inviata da Manfredo Tortoreto, dirigente scolastico I.C.S. Cardarelli-Massaua – Gentile Ministro Bianchi, sono il dirigente scolastico di un istituto comprensivo di Milano. Molto consenso ha riscosso la sua recente dichiarazione in merito alla visione di una ‘scuola affettiva’ che sappia rispondere all’emergenza educativa di questo terribile periodo.

La scuola, i docenti e tutto il personale deve realizzare, proprio sull’onda delle sue parole, uno svolta immediata. Adesso o sarà troppo tardi.

Ogni giorno mi confronto con i miei docenti e con le famiglie su quello che sta accadendo ai nostri ragazzi e ragazze. Abbiamo adeguato i curricoli delle discipline, modificato il sistema di valutazione, introdotto correttivi alla didattica a distanza, distribuito dispositivi, implementato il servizio di psicologia scolastica.

Tutto ciò non basta. Quello che registriamo è un lento ma costante sprofondare di moltissimi alunni e alunne nella passività, nella demotivazione finanche nella depressione. I disturbi alimentari sono all’ordine del giorno; non fanno sport e non si incontrano con gli amici e le amiche. Sono reclusi, da mesi, nelle loro case ore e ore davanti allo schermo.

Il loro futuro è legato alle scelte che uomini e donne di governo, come Lei, prenderanno in queste settimane.
Con la sospensione della scuola in presenza e l’isolamento sociale, questi ragazzi e ragazze non hanno più una vita reale, fatta di esperienze, conoscenze, gioia e dolori, vittorie e sconfitte. Signor Ministro, come Dirigente scolastico credo che bisognerebbe intervenire e dare un messaggio ai docenti ricordando loro che hanno di fronte persone, a volte fragili, che cercano di reagire e che combattono per non lasciarsi andare. La bocciatura, quest’anno, sarebbe un colpo terribile e inspiegabile nella loro vita.

Signor Ministro, è il momento di spiegare cosa si intende con ‘scuola affettiva’. Oggi serve un messaggio che ricordi ai docenti il loro ruolo di educatori, di formatori, di uomini e donne che accompagnano la crescita dei loro alunni e alunne. Serve un appello, uno strumento normativo, delle linee guida che ricordi ai e alle insegnanti di parlare ai cuori dei ragazzi e delle ragazze e non solo ai loro cervelli; ci aspettiamo, come Dirigenti e come operatori sella scuola, un messaggio che ci rammenti che oggi siamo tutti impegnati a salvare una generazione e che la scuola di questi giorni deve essere fatta di ascolto, dialogo, riflessione e non solo essere il luogo per dimostrare una bella prestazione scolastica. La scuola è ciò che resta a questi ragazzi e
ragazze, il filo che li tiene legati alla vita. Hanno bisogno di vedere nei loro insegnanti un punto di riferimento, un ancóra, un luogo di ascolto, una figura affettiva. Oggi i docenti dovrebbero essere meno ‘valutativi’ ed essere più accoglienti, disponibili, pronti a confortare e sostenere; adesso è il momento di trascinarli fuori dalla solitudine e curare la loro umanità. Ora il compito del corpo insegnante è quello di proporre un orizzonte di speranza e non solo esprimere un giudizio sul comportamento o assegnare un voto al compito in classe o all’interrogazione. Questa è la scuola affettiva che molti di noi hanno in mente.

Gentile signor Ministro, gli interventi di sostegno e di contrasto all’abbandono possono arrivare in tanti modi: con un dispositivo in comodato d’uso o con il sostegno della psicologa. Oggi però c’è bisogno di un Suo intervento per avviare un
cambio di paradigma: bisogna invitare i docenti e i Dirigenti scolastici, a guardare i loro alunni e alunne non solo come studenti e studentesse, non solo come utenti del servizio pubblico, ma come persone che hanno bisogno del loro affetto e della loro attenzione. I ragazzi hanno bisogno di sentirsi dire “Io ti vedo; io ci sono. Non mi dimentico di te”.

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