I “progetti”, quelli utili (sarcasmo). Lettera

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Inviata da Prof Fabio Macchia – Sono oramai diversi anni che noi insegnanti ci lamentiamo del fatto che la scuola si stia trasformando in un “progettificio”. La didattica è messa in secondo piano e sostituita costantemente da attività “progettuali” che molto spesso non hanno nessuna ricaduta sugli studenti. Si saltano importanti lezioni di matematica, inglese, italiano e poi ci si lamenta che le prove INVALSI non vanno come dovrebbero.

In questi giorni, mentre leggevo le decine di mail che giornalmente mi vengono inoltrate da un dipendente della segreteria della mia scuola, mi sono imbattuto in questo “progetto”:

“ LABORATORI DIDATTICI GRATUITI SUL TEMA DEGLI ORDIGNI BELLICI INESPLOSI”.

Un titolo del genere non poteva non incuriosirmi: già immaginavo i miei alunni travestiti da artificieri, mentre si recano sul posto a far brillare una bomba americana o tedesca inesplosa. Così apro la mail e leggo:

Il progetto è volto ad informare e sensibilizzare i più giovani (…) sui rischi connessi al fenomeno degli ordigni bellici inesplosi (…) che vengono rinvenuti ogni anno sul territorio nazionale, provocando l’evacuazione di decine di migliaia di persone, purtroppo, talvolta ancora ferimenti e decessi.

Ora, io non voglio mettere in dubbio il rischio di un ordigno bellico inesploso, che c’è e che, statistiche alla mano, vede spesso il ferimento di persone ignare del pericolo, ma metto in dubbio l’utilità di un progetto all’interno di una scuola, progetto che, invece che laboratorio, si rivelerebbe una semplice chiacchierata di due ore con degli esperti.

Continuo a leggere:

Il progetto offrirà la possibilità a 400 classi in tutta Italia (…) di partecipare gratuitamente ad una serie di laboratori didattici della durata di due ore che si terranno presso i locali delle scuole interessate (…). I laboratori (…) saranno finalizzati a diffondere tra gli studenti la consapevolezza del pericolo degli ordigni bellici inesplosi e le giuste regole di condotta qualora ci si dovesse imbattere in uno di essi, nonché la cultura della pace e della non violenza (…).

Adesso non vogliamo parlare della cultura della pace e della non violenza trasmessa tramite questo “progetto” perché finirei col parlare di un paese che fabbrica e vende armi in tutto il mondo, ma parliamo delle 400 classi (che corrispondono a circa 10mila studenti dei 4milioni delle scuole secondarie) a cui il progetto è rivolto. Pensare di risolvere il problema degli ordigni inesplosi in questo modo mi sembra riduttivo, anche perché non sono solo gli studenti delle scuole secondarie che possono imbattersi in tale pericolo ma anche il resto della popolazione, quindi circa 60milioni di individui. Forse una pubblicità alla televisione sarebbe stata più efficace e avrebbe raggiunto un maggior numero di persone.

Ma poi è veramente gratuito il progetto? Per le 400 classi che avranno la “fortuna” di partecipare lo è, ma per la collettività no, perché il progetto (Decreto n. 454/2018) è finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per la bellezza di 350mila€, per la gioia dei formatori e referenti del progetto.

Insomma, le scuole cadono a pezzi, si registra un crollo ogni 3 giorni, in molte ci piove dentro e tante sono a rischio sismico, ma 10mila studenti sapranno cosa fare se si imbatteranno in una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale. Ora mi sento più tranquillo.

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