I progetti devono essere condivisi da scuola e famiglia. Lettera

di redazione
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Mario Bocola – Finalmente il Miur si è accorto che il numero dei progetti extrascolastici che vengono fatti a scuola è esagerato ed ecco che è corso ai ripari, emanando una direttiva in cui si chiede il consenso ai genitori per lo svolgimento dei progetti.

Senza il sì dei genitori le attività extracurriculari non si possono più mettere a punto.

Si tratta di un risultato molto positivo in cui momento storico in cui il livello dell’istruzione degli alunni è veramente caduto in basso e le conoscenze si sono quasi annullate.

I progetti devono essere approntati perché, in qualche modo arricchiscono l’offerta formativa della scuola, ma devono essere svolti tenendo conto delle reali esigenze degli allievi e dei bisogni reali che permettono di intervenire per rinforzare le “debolezze” disciplinari.

Si tratta, ad esempio, di attività che devono mirare a potenziare le abilità di base.

I progetti extrascolastici necessari agli alunni devono riguardare la lettura e la costruzione di un testo, la scrittura creativa, il giornalino scolastico, la matematica e le lingue straniere.

Se da una parte ci sono genitori poco attenti alla formazione dei figli, dall’altra ci sono genitori che, invece, investono parecchio sulla formazione dei propri figli e, quindi, i progetti per poter essere condivisi devono interessare sia l’alunno che la famiglia.

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