Pensioni, i partiti fanno a gara per promettere deroghe alle Legge Fornero, Anief chiede per la Scuola il ritorno a Quota 96 con riscatto gratuito della laurea

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Basta deroghe alla Legge Fornero: da gennaio 2023, dopo quattro anni di eccezioni, chi va in pensione potrà usare solo le regole di uscita ordinarie, quindi uscire dal lavoro a 67 anni o con quasi 43 anni di contributi.

Andando a danneggiare così i progetti di centinaia di migliaia di lavoratori, che con le loro famiglie avevano già fatto i conti per lasciare il servizio con qualche anno d anticipo: consapevoli del malcontento generalizzati, “i partiti in campagna elettorale, soprattutto a destra, fanno a gara a proporre soluzioni alternative”, scrive oggi la stampa nazionale.

 

“Quello che serve è un ripristino dei requisiti pre-Fornero, soprattutto per certi comparti come la Scuola, perché dopo il flop di Quota 102 – commenta oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non possiamo permetterci altre battute a vuoto sulla pelle di chi ha lavorato per decenni e si ritrova catapultata la pensione a quasi 70 anni. Il tema delle pensioni è quindi prioritario nella prossima campagna elettorale: a nostro avviso, per rendere sostenibile la contro-riforma bisogna separare le competenze a bilancio dell’INPS, distinguendo le spese del welfare dalle pensioni”.

 

“Di certo – continua il sindacalista autonomo – non possiamo pensare di mandare i lavoratori in pensione a 67 anni e ritornare alla legge Fornero ‘pura’. Nella scuola, in particolare, ci vuole una finestra specifica, come Quota 96, proprio per l’alto tasso di burnout presente nella categoria dopo i 60 anni. E per tutti bisogna riconoscere il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria, come pure auspicato più volte dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Altre strade, come l’anticipo in cambio della tramutazione di tutto il servizio nel sistema contributivo, con tagli anche del 30-40% dell’assegno, non possono essere considerati soddisfacenti, ma solo delle soluzioni a metà frutto di mediazioni populiste che speriamo non vengano più riproposte”, conclude Pacifico.

 

LA PROPOSTA

Qualche giorno fa nel corso del 57° congresso Federspev, Marcello Pacifico, in qualità di segretario organizzativo Confedir, ha anche detto che è giunta l’ora di “introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di approvare anche delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo anche la qualità del servizio pubblico”. Il sindacato si è infine detto favorevole a tutte le proposte che intendono superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

 

I PUNTI CONFEDIR

· Separazione tra previdenza e assistenza.

· Mantenimento del sistema misto fino alla naturale conclusione.

· Abolizione dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.

· Pensione anticipata per tutti, uomini e donne, con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni.

· Per le donne con figli bonus di 9 mesi per ogni figlio con un massimo di due da valere sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.

· Pensione di vecchiaia anticipata a 66 anni.

· Flessibilità in uscita anticipata a partire da 62 anni di età, con penalizzazione del 1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni.

· Analogamente alla flessibilità di uscita anticipata possibilità di restare al lavoro oltre i 66 anni e fino a 70 con un incremento del 1,5% annuo.

· Rendere definitivi gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale.

· Implementazione della pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato.

· Pensione di garanzia per giovani, donne e per chi svolge lavoro di cura.

· Per i dipendenti pubblici erogazione del TFR/TFS entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro.

· Flessibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro senza penalizzazioni per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità.

· Riscatto agevolato della laurea con costi dimezzati del 50% e benefici fiscali fino al 50% di quanto versato; oppure, in alternativa, contribuzione figurativa del corso legale degli studi universitari.

· Coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento. Inoltre, per i già pensionati che sono la categoria più fragile e che stanno subendo più di tutti gli effetti della crisi:

· Indicizzazione al 100% delle pensioni in seguito all’inflazione reale.

· Estensione della no tax area fino a 10.000 €, eliminazione delle addizionali regionali e comunali per redditi imponibili fino a 30.000 € e dimezzamento per redditi imponibili da 30.000 a 40.000 €.

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