I nuovi saperi della professione docente: dalle neuroscienze alcuni importanti suggerimenti

di Beatrice Aimi

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“L’istruzione ha come fine ultimo l’apprendimento; le neuroscienze hanno la comprensione dei meccanismi alla base dei processi di apprendimento. È giunto il momento di costruire «ponti» fra le due discipline “

Veniamo spesso chiamati ad utilizzare metodologie didattiche innovative che promettono di risolvere i numerosi problemi legati agli apprendimenti degli studenti. Siamo bombardi da strumenti (digitali e non), tecniche, metodologie…Ma proprio sicuri che il punto di partenza debba essere questo? E se partissimo invece dal conoscere come la mente impara e ci affidassimo ai principi delle scienze dell’apprendimento?

Non si tratta infatti di inseguire incessantemente metodologie che via via prendono la strada della moda corrente, quanto piuttosto di domandare alla scienza le risposte alle più frequenti domande: come posso sostenere gli studenti nel loro apprendimento? Come funzionano i meccanismi della mente che impara? Come si cattura e mantiene l’attenzione? Come posso motivare gli alunni ad apprendere? Quale ruolo giocano le emozioni? Quali strategie didattiche meglio supportano i processi della mente?

Le scienze cognitive e le neuroscienze in questi ultimi anni hanno fatto passi da gigante in ambito educativo ed hanno mostrato forti evidenze su quali siano i meccanismi implicati nell’apprendimento efficace. Purtroppo, queste evidenze – che si traducono anche in strategie di efficacia didattica – sono spesso ignorate dalla maggior parte dei docenti (rapporto Pomerance, Greenberg e Walsh, 2016), degli studenti e dei genitori, quando dovrebbero invece essere ben conosciute al fine di orientare lo studente al miglior successo formativo.

Nello specifico, alcune strategie sono state ampiamente riconosciute dalla ricerca cognitiva come molto efficaci per produrre apprendimento significativo; purtroppo né i testi scolastici, né i programmi di formazione per i docenti prendono in considerazione tali tecniche. Allo stesso modo, la ricerca attribuisce pari importanza alle strategie metacognitive e di auto-regolazione degli studenti stessi, sottolineando come una conoscenza dei processi cognitivi ed emotivi sottesi all’apprendimento possa portare il soggetto a migliorare la propria performance mentale; il cervello è un organo in continua evoluzione come risultato di fattori genetici ed ambientali, ed ogni compito, lezione, e interazione sociale ha il potenziale di formare e plasmare la nostra mente.

L’adozione di un approccio all’apprendimento fondato sulle evidenze scientifiche – o evidence-based learning – ha l’effetto positivo di elevare il posizionamento dell’educazione in società, come fonte di benessere, di partecipazione, di coesione sociale, di creazione di ricchezza e di opportunità. Emerge dunque forte il bisogno di aiutare i professionisti dell’educazione a raggiungere questo obiettivo strategico.

Per rispondere a questa necessità, nasce a Modena la prima scuola italiana rivolta ai professionisti dell’educazione sul rapporto tra neuroscienze e apprendimento (www.schooloflearning.it). L’evento avrà luogo dal 19 al 22 marzo 2020 ed è promosso da Future Education Modena (FEM www.fem.digital).

La scuola di alta formazione si propone di andare incontro alle esigenze della società complessa e liquida del XXI secolo affrontando i temi educativi più urgenti per lo sviluppo personale dell’individuo, la propria rete di relazioni, l’imparare ad imparare e lo sviluppo di competenze soft e hard in grado di orientare la crescita individuale e sociale. In particolare, i contenuti verteranno intorno ad alcuni mindset che si ritengono necessari per lo sviluppo del cittadino del XXI secolo:

  • il pensiero plastico: una forma mentis che considera non soltanto l’acquisizione, ma anche il recupero della conoscenza; ossia, la capacità di modificare i nostri schemi mentali ogni volta che accediamo alla memoria.
  • l pensiero critico: gli individui e i gruppi devono imparare a pensare criticamente per analizzare, valutare e sintetizzare la quantità enorme di informazioni a loro disposizione;
  • il pensiero auto-regolato: capacità indispensabile per individui e gruppi che permette loro di capire cosa sanno e cosa non sanno, cosa e dove possono migliorare e come possono motivarsi e indirizzarsi al miglioramento continuo;
  • il pensiero emotivo: è in grado di promuovere quell’ empatia e quella sensibilità necessari in un mondo globale e articolato, sempre più denso di differenze ed eterogeneità;
  • il pensiero sociale: la costruzione di senso comune, la collaborazione, la comunicazione efficace sono prerequisiti indispensabili in una società sempre più iperconnessa e liquida come quella attuale.
  • il pensiero creativo: è quella tipologia di pensiero che permette di generare nuove idee e soluzioni innovative necessarie in una società in costante e rapida evoluzione.

Beatrice Aimi
Dirigente Scolastico
Assegnista di Ricerca in Neuroscienze
presso L’Università di parma

Corso gratuito – Neuroscienza -COME IMPARANO GLI ALUNNI E COME INSEGNANO I DOCENTI

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