I maestri con diploma magistrale pronti a continuare lo sciopero della fame, ANIEF: domani si decide

di redazione
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comunicato ANIEF – I maestri con diploma magistrale sono pronti a confermare lo sciopero della fame, qualora il Governo rimanga inerme e non venga allestita una commissione speciale parlamentare già sollecitata dall’Anief che individui le modalità di apertura delle GaE a tutti i docenti precari abilitati.

La decisione è stata presa dopo che al forte consenso dei giorni scorsi, riscontrato a seguito delle manifestazioni tenute davanti al Miur, anche da parte dei principali schieramenti politici e raggruppamenti parlamentari, non hanno fatto seguito atti concreti.

Nelle prossime ore, probabilmente già domani, lunedì 7 maggio, “ci sarà il ‘verdetto’ ovvero si saprà se ci sarà la possibilità di aprire una commissione speciale e quindi se continuare nel nostro sciopero della fame ad oltranza oppure interromperlo perché si va verso un accordo”, spiega una delle maestre che ha partecipato allo sciopero della fame dei giorni scorsi davanti al Ministero dell’Istruzione.

“Non è possibile continuare ad aspettare gli eventi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – che condurrebbero verso il licenziamento sicuro di decine di migliaia di maestre e maestri con diploma magistrale. La soluzione, invocata da tutti, rimane quella di riaprire per la terza volta le GaE a tutto il personale abilitato dall’infanzia alle superiori. Inoltre, vanno trasformate le graduatorie d’istituto in permanenti e provinciali”.

Nei giorni scorsi diversi membri del Parlamento hanno dimostrato sensibilità al problema: parlamentari di Forza Italia, Fratelli d’Italia e di Liberi e uguali, con disegni di legge o pubbliche dichiarazioni, hanno chiesto apertamente quello che l’Anief rivendica con una bozza di decreto legge. Anche la Lega Nord ha chiesto di eliminare il divieto delle supplenze introdotto dalla Legge 107/2015. E il Movimento 5 Stelle ha chiesto di interrogare la ministra per sapere quali soluzioni urgenti voglia avviare. Sulla stessa linea si è mosso, seppure tardivamente, anche il Partito Democratico.

“Tutti stanno comprendendo che chi è in possesso di un’abilitazione riconosciuta dallo Stato italiano deve essere assunto in base al punteggio ottenuto e che essere licenziati per via dell’Adunanza Plenaria del 20 dicembre scorso rappresenterebbe un’ingiustizia vera. Ancora di più perché l’alternativa sarebbe quella di partecipare ad un concorso che permetterebbe di entrare di ruolo fra 40-50 anni. Infine, la soluzione non può essere quella di estendere il fallimentare regime di reclutamento transitorio ai docenti della primaria e dell’infanzia. Per questo siamo pronti a continuare la protesta fino a quando non si approverà il diritto nella scuola”

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