I lavoratori fragili e il fragile inizio del nuovo anno scolastico

di Davide Rossi Segretario Generale SISA – La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina parla di “sabotaggio e ricatto del sindacato che minaccia di paralizzare la ripresa scolastica”.

Per quanto noi si presti attenzione alle proposte delle altre organizzazioni sindacali, non ci pare che loro, quanto noi, si sia mossi da propositi sabotatori.

Piuttosto come SISA siamo molto preoccupati perché tutta la partita di considerevoli dimensioni dei lavoratori fragili, ovvero ultrasessantenni o di età inferiore ma afflitti da patologie a rischio (neoplasie, diabete, ipertensione, cardiopatie, bronco-pneumopatie, deficienze del sistema immunitario e alcune altre) non è stata affrontata per tempo, come avevamo chiesto lo scorso giugno.

I lavoratori fragili ai sensi dell’art. 83 D.L. 34 del 19 maggio 2020 e sua legge di conversione del 17 luglio 2020, n. 77, nel quadro della “Sorveglianza sanitaria eccezionale”, come confermato dal Ministero dell’Istruzione il 6 agosto 2020 con il “Protocollo di sicurezza”, possono ai sensi della lettera L essere dichiarati pro tempore inidonei da un medico scelto da parte dell’istituzione scolastica e non entrare in classe.

Di quanti docenti e ATA stiamo parlando? Il 20%, il 25% del personale? Di più? Di meno? Avevamo chiesto a giugno un monitoraggio che facesse chiarezza ed evitasse confusioni, dando alle istituzioni scolastiche tutto il tempo di organizzare il servizio con personale supplente adeguatamente reclutato anticipatamente. Tutto questo non è avvenuto.

Come SISA avevamo infatti prospettato che i docenti e gli ATA fragili fossero collocati nove mesi in malattia, da interpretazioni ministeriali pare invece che saranno tutti collocati a casa, operativi con la Didattica A Distanza, ottima decisione, il telelavoro per gli ATA e l’attività didattica on line offerte dai docenti saranno una preziosa ricchezza, tuttavia ci restano molti dubbi, perché se il loro sarà un lavoro “in più” rispetto a quello in classe sarà stupendo, ma per un lavoro “in più” servono immediate nomine di supplenti per tutti questi lavoratori, se invece sarà un lavoro “al posto di quello in classe”, crediamo si vada incontro alla più catastrofica stagione della scuola pubblica.

Per essere chiari, facciamo alcuni esempi pratici e concreti.

In una scuola – primaria o secondaria cambia poco – ci sono le classi A, B, C e D, nelle prime due i docenti sono in servizio, in C e D invece non sono in classe perché fragili.

A questo punto che cosa accade? Gli studenti di A e B vanno a scuola, mentre C e D stanno a casa – visto che non sono stati nominati i supplenti – e seguono a distanza? Oppure si dividono i docenti sani su tutte e quattro le classi, quindi A, B, C e D fanno le stesse ore a scuola, magari fino a mezza mattinata, poi vanno a casa a seguire la DAD coi fragili? E la continuità didattica? Siamo sicuri poi che i genitori delle classi A e B accettino serenamente tale situazione? Altra ipotesi, il dirigente scolastico comunica alle famiglie delle classi A, B, C, D che può garantire solo due classi in presenza e le altre due a distanza, quindi i genitori, poco importa se le classi saranno smembrate, devono optare tra le due scelte, con una riformulazione dei gruppi su base volontaria, che, ne siamo certi, non mancherà di creare una baraonda colossale e molti malumori.

Insistiamo nel sottolineare il problema dei fragili perché ci pare di grande rilevanza numerica e pratica e per certi aspetti anche più urgente di quello dei metri di distanza, delle mascherine, dei banchi mono – studente con o senza le rotelle, dei divisori in plexiglass, dei termo-rilevatori.

L’organico maggiorato deve servire per coprire le classi in più rimediate nelle aule magne e nelle palestre (noi avevamo proposto anche le caserme dismesse, ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati), al momento non copre l’eventuale sostituzione dei fragili, anche perché in servizio, seppure in DAD.

I docenti e gli ATA italiani sono tra i più anziani d’Europa, esserselo dimenticato è grave, chiedere agli ultrasessantenni e agli ammalati cronici di andare comunque in classe è impossibile, per la loro salute, quella dei loro colleghi e dei loro studenti, devono assolutamente stare a casa. Quindi ci è del tutto sconosciuto che cosa accadrà dal primo settembre, quando migliaia e migliaia di domande di lavoratori fragili arriveranno sulle scrivanie dei dirigenti scolastici.

Ricordare alla ministra che ci pare grave aver sottovalutato i fragili non ci pare sabotaggio, ma al contrario un atto di piena e concreta responsabilità.

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