I giovani di oggi? Meglio degli adulti che hanno costruito questo mondo

di Lalla
ipsef

di Vincenzo Brancatisano  – Due studenti modenesi di prima dell’Istituto tecnico Barozzi aiutano un medico a salvare la vita a un anziano investito e sbalzato giù dal suo ciclomotore. «Eravamo in tanti alla fermata l’altra sera – ricordano – e nessuno degli adulti accennava ad avvicinarsi al poveretto steso per terra. La dottoressa chiamava, siamo accorsi noi. Abbiamo girato su un fianco il signore che sembrava avesse smesso di respirare, poi lui s’è ripreso». Una studentessa di Castelfranco di una seconda classe si ferma a scuola, a Modena, nel pomeriggio, per aiutare una compagna neoitaliana a fare i compiti. «È stata contenta, mi voleva addirittura pagare», racconta lei immaginando di raccontare una storia normale.

di Vincenzo Brancatisano  – Due studenti modenesi di prima dell’Istituto tecnico Barozzi aiutano un medico a salvare la vita a un anziano investito e sbalzato giù dal suo ciclomotore. «Eravamo in tanti alla fermata l’altra sera – ricordano – e nessuno degli adulti accennava ad avvicinarsi al poveretto steso per terra. La dottoressa chiamava, siamo accorsi noi. Abbiamo girato su un fianco il signore che sembrava avesse smesso di respirare, poi lui s’è ripreso». Una studentessa di Castelfranco di una seconda classe si ferma a scuola, a Modena, nel pomeriggio, per aiutare una compagna neoitaliana a fare i compiti. «È stata contenta, mi voleva addirittura pagare», racconta lei immaginando di raccontare una storia normale.

Poco tempo fa un alunno dell’istituto linguistico Selmi andava ogni settimana a prelevare a casa il suo prof. di Italiano, cieco, lo portava al campo di atletica, legava il suo braccio sinistro al braccio destro di lui con un lungo laccio e insieme correvano sulla pista. Che succede a scuola? Sono diventati all’improvviso buoni, i nostri studenti? Certo che no. Anzi, il disagio giovanile diventa sempre più stringente nelle nostre aule. I ragazzi hanno compreso il messaggio tetro che arriva loro: non avrete un lavoro, né un futuro e neppure una pensione, visto che vi abbiamo rubato tutto. Prendiamoci dunque il presente, sembrano rispondere: perché mai stancarci, ora, per ottenere qualcosa da spendere nell’avvenire? In questa sindrome da breve respiro si fa presto a diventare impulsivi, cinici e anche egoisti. Eppure la colpa non è dei ragazzi.

Quando si creano le condizioni – familiari, sociali e scolastiche – i ragazzi danno il meglio di loro stessi, ora come quarant’anni orsono. A fare la differenza sono i modelli di riferimento. Come si può pretendere dai più giovani di non sporcare per terra se dalle auto in corsa si vede volare ogni genere di cose? Come si fa a chiedere che non fumino se i genitori fumano anche in casa e se i prof. lo fanno di fianco a loro nei cortili delle scuole? Come si fa a reclamare che siano curiosi e intraprendenti se i loro genitori li trascinano con i loro Suv fin dentro le aule e si caricano gli zainetti sulle spalle perché i poverini non abbiano a ripetere lo sforzo sostenuto da loro negli anni della scuola? Perché limitarsi a criticarli se guardano Maria De Filippi o programmi dove gli adulti piangono in diretta invece che un programma culturale o un film in bianco e nero sul Neorealismo o sul Sessantotto, chiedendo poi loro il conto per l’ignoranza sui temi di attualità?

Basterebbe che le loro famiglie li indirizzassero e non dessero per scontato che "si sa, sono n giovani". Una mattina una classe è stata portata, fuor di programma, a guardare la registrazione di una fiction Rai dedicata a Franco Basaglia, padre della legge 180 sulla malattia mentale. Nessuno degli studenti aveva visto quel film in prima serata, a casa. Tutti però hanno apprezzato il film e dopo essersi commossi e istruiti, alcuni hanno pure pianto. L’iniziativa è stata ripetuta con altre classi, con analoghe reazioni. I nostri ragazzi sanno essere migliori degli adulti che questo mondo hanno costruito.

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