I genitori si servono del GPS per controllare i figli. Pellai: “Bene fino alle elementari, pericoloso dalla pre adolescenza. Non ci può essere crescita senza rischio”

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Nella moderna era digitale, sempre più genitori si rivolgono alla tecnologia per tenere d’occhio i propri figli. L’uso dei dispositivi GPS per tracciare la posizione dei bambini è un argomento che ha suscitato notevole interesse e preoccupazione.

All’Huffington Post, lo psicologo Alberto Pellai ha esaminato la questione, mettendo in luce un difficile equilibrio tra il bisogno protettivo ed esplorativo.

Secondo Pellai, il monitoraggio attraverso il GPS può essere benefico fino all’età delle elementari. In questa fase, i bambini sono ancora in una fase di sviluppo dove la supervisione è essenziale. Tuttavia, dalla pre-adolescenza in poi, questo controllo può diventare pericoloso.

“Bene fino alle elementari, pericoloso dalla pre adolescenza. Non ci può essere crescita senza rischio”, afferma Pellai. Questo perché la crescita e lo sviluppo richiedono l’esplorazione e l’autonomia, aspetti che possono essere inibiti da un controllo eccessivo.

Ma quali sono i rischi reali di un controllo troppo stretto? La risposta sta nel delicato equilibrio tra protezione e fiducia. Mentre la protezione è essenziale, un’eccessiva sorveglianza può erodere la fiducia tra genitori e figli e limitare l’indipendenza necessaria per crescere.

La tecnologia offre strumenti potenti per la sicurezza dei nostri figli, ma come sottolinea Pellai, è importante utilizzarla con saggezza. Protezione e controllo non sono sinonimi, e trovare il giusto equilibrio tra questi due aspetti può essere una sfida.

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