“I genitori italiani proteggono troppo i figli adolescenti”. L’accusa dello psicoterapeuta: “La pandemia ha estremizzato dinamiche preesistenti nelle famiglie”

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L’adolescenza è un’età “protratta”, difficile da lasciare e poco discussa. Durante la pandemia, gli adolescenti hanno vissuto un isolamento forzato nelle loro stanze e famiglie, immersi in bolle virtuali spesso opprimenti. Oggi, al termine dell’emergenza, la socialità degli adolescenti riprende, sincopata ma trasformata come tutti noi.

La lunga incubazione della vita domestica forzata ha potuto modificare i rapporti tra adolescenti e genitori. È possibile che questa “endogamia obbligata” abbia ridotto le distanze generazionali, rendendoci in qualche modo più simili, troppo vicini?

Su L’Espresso, Maurizio Andolfi, Direttore dell’Accademia di Psicoterapia di Roma, sostiene che la pandemia ha estremizzato dinamiche preesistenti nelle famiglie. Critica la tendenza dei genitori italiani a proteggere eccessivamente i figli adolescenti, affermando che si bloccano i figli facendo tutto per loro.

I genitori, soffocati dalla preoccupazione per i propri figli, sono sponde friabili. La loro autorevolezza vacilla di fronte alla metamorfosi dei tempi. Anche Antonello D’Elia, psichiatra, evidenzia la difficoltà dei genitori nell’equilibrare tenerezza e autorità.

L’auto-individuazione durante l’adolescenza, con la sua dinamica di scontro con i genitori, trova nell’iperconnessione una cristallizzazione inibitoria. Genitori iperconnessi offrono un modello di costante distrazione che non stimola un confronto costruttivo.

Alice Urciolo, co-autrice di “Prisma”, sottolinea l’inaffidabilità degli adulti rispetto ai temi urgenti dei loro figli. Il tema della transizione sessuale è uno dei più sensibili, rappresentando la fedeltà e appartenenza a sé stessi.

L’adolescenza è un periodo “protratto” che ci accompagna. È tempo di considerare l’ “adolescente interiore”, dialogando con lui, per aiutare i genitori a trovare una misura e andatura più adulte.

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