I genitori devono poter scegliere in quale scuola iscrivere i figli. Convegno Libera Scuola in libero Stato

di redazione

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Di Chiara Iannarelli(Vicepresidente Art. 26) – Un convegno sulla scuola in cui politici di diversi schieramenti (da FdI alla Lega e al PD, da Pittoni alla Fedeli, dalla Gallone alla Binetti, dalla Toffanin alla Malpezzi), genitori, docenti e gestori di scuola, economisti, sociologi e umanisti, sindacati, laici e religiosi si sono trovati d’accordo sullastessa verità?

Incredibile ma vero! Non è una fake: è successo ieri a Roma all’incontro “Libera Scuola In Libero Stato” presso il Senato della Repubblica. E qual è questa verità? Che la scuola italiana sta morendo e per farla ripartire – e con essa il paese – non bastano più pezze: serve
smantellare tutto il sistema “a monopolio di stato” ed entrare anche noi nell’era moderna del pluralismo educativo.

È risultato un mito infondato, quello per cui la scuola statale sia sufficiente a garantire la diminuzione delle disuguaglianze e la crescita della mobilità sociale: è dal 2000 che non si registrano miglioramenti negli apprendimenti in Italia.

Gli studenti italiani non hanno più aspettative sul loro percorso di studi e sul loro futuro, soprattutto quelli svantaggiati: un dramma nell’autostima e nella proiezione delle proprie competenze.

Gravissimo è il calo del loro successo formativo, con l’estromissione dalla scuola del merito individuale; scuola che è il comparto nazionale con il minor livello di produttività degli ultimi 20 anni.

Il problema sta a monte: nei soldi spesi oggi per la scuola tanti e male. Serve un approccio nuovo, liberale: attuando una piena parità tra scuole per rendere libera la scelta della famiglia, superando uno statalismo che ormai è vetusto e blocca efficienza e pluralismo, andando contro lo spirito dei tempi.

È emerso che ormai in tutto il mondo che le scuole autonome non statali hanno una specificità educativa e organizzativa, in grado di assicurare lo sviluppo delle competenze e innescare sistemi scolastici innovativi: per questo è ora che si sviluppino anche in Italia. E’ un falso problema la
differenza tra scuola statale o paritaria (o, come si dice erroneamente, tra pubbliche e private): la vera distinzione che va fatta è solo quella tra scuole efficienti e scuole non efficienti.

Servono sia scuole statali che non statali ma che siano efficaci e non scarichino il loro fallimento sulla collettività. Le scuole statali oggi sono costose, e di qualità, solo per i bravi; mentre le scuole paritarie vengono puntualmente e palesemente discriminate dallo stato, tanto che adesso hanno costi sostenibili solo per poche famiglie e, purtroppo, si stima che entro i prossimi 20 anni chiuderanno tutte, a partire da quelle del sud e delle periferie, dove è in picchiata la povertà educativa. Un quadro drammatico che ci piomba addosso senza sfumature.

Gli studi indicano che serve cambiare modello, prendendo come riferimento quello della sanità: definire un costo sostenibile per allievo che dia tutte le risorse necessarie a tutte le scuole, statali e non statali. Si tratta di un cambio radicale del finanziamento di tutta la scuola, per realizzare una formazione di qualità e un sistema competente in continuo sviluppo, in grado di includere anche le persone meno abbienti anzi a partire da loro: cosa che innescherebbe nuova mobilità e giustizia sociale.

Il sistema si definisce, quindi, in due passi: stabilire dei costi standard su basi oggettive e riconoscere una dote scuola alle famiglie, da corrispondere alla scuola scelta. E’ il modo per attuare la libertà di scelta educativa per tutti: alunni, genitori e docenti, anche per i disabili e le loro
famiglie. Il Costo Standard attuerebbe una sana competizione e circolazione tra scuole statali e non statali, innalzando la qualità dell’offerta scolastica, la professionalità dei docenti e l’efficienza della spesa pubblica e, di conseguenza, lo sviluppo globale del paese. L’intelligenza dei nostri giovani è il solo capitale umano che abbiamo. Eppure, oggi con il nostro sistema scolastico amministrativo, sindacalista e corporativistico, solo il 20 per cento degli alunni arriva alla laurea e solo il 2 per cento alla formazione terziaria.

Serve una scuola con veri maestri, non incatenati in un sistema massificante e burocratico, ma liberi di sviluppare una nuova professionalità, entrando in relazione con gli studenti e le famiglie, in un
sistema di fiducia reciproca e responsabilità condivisa.

La via maestra per arrivarci è la competizione libera e la libertà di scelta tra le scuole che uno stato moderno e democratico dovrebbe promuovere.
“Senza onori per lo stato”, non è mai stato inteso dai padri costituenti nel senso di impedire di realizzare scuole non statali che, al contrario, convengono allo stato stesso; e questo principio comprende anche il diritto-dovere di scegliere per i propri figli la scuola che rispecchia le scelte
delle famiglie, come riconosciuto dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Il buono scuola permetterebbe, per l’appunto, di scegliere la scuola che garantisce la formazione che i nostri figli meritano, senza distinzione, in una società che si sta avviando verso forme sempre più pericolose di pensiero unico.

Pochi giorni fa, nelle nostre scuole, nella giornata della memoria, abbiamo ricordato i pericoli della discriminazione razziale – che ha causato milioni di morti – e delle atrocità compiute per un credo politico e di potere.
Vogliamo forse ricadere nelle stesse trappole del passato, magari in apparenza meno pericolose, come la discriminazione scolastica per ceto sociale e potere economico, che porterebbe alla rinuncia al pluralismo educativo, cedendo il passo a un unico modello di egemonia culturale?
Rispondere con un no a questa domanda equivale ad affermare un principio laico, che tutti dovrebbero sostenere. Riconoscere un diritto, e poi non rispettarlo, è un’ingiustizia tale per cui dovrebbe scendere in piazza tutta la società civile, per fare tutti “più rumore”, per soccorrere un
sistema scolastico arretrato, che sta precludendo il futuro delle nuove generazioni.

E se da un lato, ieri, molti Senatori del Centro e di Destra – da Pittoni a Frassinetti – da Gallone a Malan, hanno ribadito la necessità di attuare una vera parità scolastica, la Senatrice Valeria Fedeli si è augurata che la ministra Azzolina riattivi la Commissione Sul Costo Standard e non si confondano più le scuole paritarie con i diplomifici; se la Senatrice Malpezzi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha affermato che tutte le forze politiche devono riconoscere
un’unica scuola senza distinguere più tra statale e paritaria, come nella laicissima Francia, e che i cittadini devono protestare se si perde anche una sola scuola… Allora vogliamo leggere i segni di una nuova sensibilità, che va raccolta e sospinta subito dalla società civile, esigendo come cittadini di ogni posizione che le istituzioni riconoscano il diritto alla libertà educativa, al di là degli schieramenti politici, per arrivare ad un sistema di vera parità, sussidiarietà e libertà di scelta, e in tempi brevi.

Al cuore della questione non c’è il diritto delle scuole – statali o paritarie, laiche o confessionali – ma delle famiglie. E i genitori italiani per primi, e le loro associazioni, devono tornare in prima fila ad esigere la libertà di scelta educativa, proprio per il semplice motivo che sono genitori e, come tali,
hanno il dovere di porsi questa serissima preoccupazione educativa, che in troppi di noi è stata inibita ed è scomparsa. Così oggi vogliamo svegliare le coscienze sopite. Oggi torniamo ad esigere, oggi torniamo tutti a fare #più rumore per la libertà di scelta educativa.

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