I docenti precari chiedono aiuto a Papa Francesco e Mattarella. Lettera

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Inviata da Sara Carnelos – I precari in questo periodo hanno cercato un dialogo con i sindacati, con le associazioni ANDDL, Coordinamento precari ecc… ma soprattutto si sono rivolti alle forze governative.

Sono entrati nella VII Commissione Cultura chi alla Camera, chi al Senato, hanno chiesto al governo e alle forze politiche di non compiere la più grande sciagura mai esistita: esodare i professori. Si tratta dei docenti che si trovano nelle seconde e terze fasce delle graduatorie di istituto. Ma chi si trova in queste graduatorie? Chi ha potuto abilitarsi con un PAS e non ha potuto sostenere il concorso non selettivo, chi non ha potuto abilitarsi nel
2013 – impossibilitati per varie ragioni – o perché laureatesi successivamente. Per 7 anni non vi è stata possibilità di abilitarsi. La maggior parte di queste persone lavorano nello Stato (avendo anche ben oltre i 36 mesi di servizio, ma misto) i docenti delle paritarie e dei percorsi regionali (IeFP) tutti percorsi pubblici che si realizzano mediante finanziamenti dello Stato italiano e che sono fondamentali per garantire
l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Se per vent’anni tra questi docenti non vi è stata nessuna distinzione, ora il presente governo ha decretato che alcuni insegnanti potevano essere meritevoli di una stabilizzazione
ad ostacoli, altri no solo di un’abilitazione ma non si sa quando, anche se vi è in corso una supplenza fino al 30 giugno o al 31 agosto nello Stato o se questa supplenza annuale viene assegnata a settembre. Anche se
le scelte di vita di passare da un sistema all’altro (paritarie, IeFP, Stato) sono state fatte quando la normativa era chiara e nessuno l’avrebbe messa in discussione (se non fosse sopraggiunto il governo giallo-
rosso).

Senza pensare agli effetti collaterali. Quale docente potrà fare esperienza nella formazione professionale delle regioni o nelle paritarie visto che poi sarebbero decisamente blindati, senza possibilità di spostarsi?

Ma c’è di più, un accanimento verso lavoratori che hanno dai 30 ai 60 anni con famiglia. Questo governo ha deciso di rendere l’abilitazione così complessa e da roulette russa da divenire per molti impraticabile. Non è
tutto, per la prima volta si è reso il concorso ordinario abilitante anche per chi non lo superasse, ma risulta essere idoneo. L’intento di eliminare chi ha esperienza è evidente. Ma con il Movimento 5 Stelle non si può ragionare e il PD per reggere il governo sceglie l’allineamento, il compromesso. Così è stato detto ai tanti precari che si sono rivolti ai politici in questi giorni, in questi mesi. Italia Viva anche con emendamenti specifici assieme a Lega e Fratelli d’Italia ha dimostrato sostegno ai lavoratori prossimi esodati che si
immagina ne saranno riconoscenti appena se ne presenterà l’occasione. In questa situazione paradossale in cui la maggioranza delle regioni hanno un colore diverso da quello esistente al governo e in cui le ultime elezioni hanno reso palese lapalissiana la tendenza del Paese, i precari si chiedono perché deve essere messo in discussione il lavoro e perché vi è un trattamento disparitario verso chi ha nel 2018 e 2019 sostenuto un esame non selettivo (molto sensato perché si trattava di simulare una lezione in classe posto l’argomento 24 ore prima, ovvero non lontano da quanto fanno i professori e costituzionalmente valido).

Naturalmente fino ad ora non vi erano state esclusioni per i docenti delle paritarie e IeFP che con l’abilitazione sono entrati di ruolo nello Stato anche con zero giorni, poiché il sistema scolastico è unico e nazionale, di cui nemmeno l’Europa fa dei distinguo a differenza del governo giallo-rosso. Forse per dividere la categoria e creare ancora più scompiglio. Ci si domanda perché dei docenti che insegnano tutti i giorni dovrebbero togliere tempo agli studenti per concentrarsi su un programma che è lontanissimo dal lavoro quotidiano, la didattica in classe verrebbe fortemente danneggiata. E che non si parli più di meritocrazia perché ricoprire cariche pubbliche senza il voto dei cittadini o non citare le fonti su lavori d’esame che
portano a quell’abilitazione che viene praticamente negata ad una moltitudine di precari con famiglia, è quantomeno discutibile sul piano morale. Anche essere sotto gioco da un Movimento che tutti ormai
chiamano M5%, fatto di continue fughe verso il Gruppo misto o altri partiti, non riconoscendosi più negli ideali evidentemente venuti meno. Allora i precari ora a chi si dovrebbero rivolgere? A papa Francesco? Al presidente Mattarella? Certo anche a loro, a chiunque di buon senso può congelare i bandi in uscita creati ad hoc per falcidiare chi lavora. La speranza in un governo nuovo, anche istituzionale, ma diverso da quello con cui non vi è attualmente alcuna possibilità di dialogo è molto alta come si evince dai commenti in rete e nelle piazze.

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