I docenti precari al tempo del Covid-19. Lettera

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Inviato da Melania Martorana – Mancano pochi giorni alla riapertura delle scuole, se ne parla ovunque, dai social ai giornali, nelle riviste e in TV; ne parlano i genitori e gli insegnanti nei gruppi whatsapp perché mai come quest’anno l’inizio del nuovo anno scolastico è stato pieno di dubbi e ansie:

Non si sa se le classi saranno divise o spostate, se ci sarà la mensa e dove sarà, se gli orari di ingresso e uscita saranno gli stessi di sempre o meno, le procedure, i protocolli, i casi in cui…etc. E’ un’incognita per gli alunni, per i genitori, per gli insegnanti di ruolo e probabilmente anche per i dirigenti.

Poi ci sono gli insegnanti precari, capitolo a parte o meglio appendice del libro… per noi settembre è stato sempre il mese dell’angoscia: lavorerò? dove lavorerò? quando?  per quanto tempo? e così, settimane con internet sotto agli occhi e telefono sempre in mano in attesa della chiamata. Ma questo è un anno speciale anche per noi, perché alla solita inquietudine dei primi di settembre si aggiunge l’ansia per la situazione Covid naturalmente e non solo…, sono stati aggiunti giusto due/tre ingredienti per rendere il pentolone più bollente e più assortito che mai:

I primi giorni di agosto, in una corsa contro il tempo con una procedura online che andava in tilt di continuo, siamo stati costretti a rinnovare l’iscrizione in graduatoria e con le regole del gioco cambiate all’ultimo momento, così che alcuni docenti si sono visti privati di alcuni punti (ad esempio per il servizio svolto con contratti a progetto). Ma sì…- “è giusto rinnovare” – e poi – “tutti hanno fatto la gavetta” – sento dire da qualcuno… certo, peccato che ad oggi, 31 agosto, noi non conosciamo ancora il nostro punteggio  e la collocazione in graduatoria perché l’esito delle domande presentate non è stato ancora pubblicato e per di più non sappiamo come avverrà la convocazione visto che non sarà possibile riunirci in centinaia per la scelta della supplenza.

Intanto la scuola inizierà, i collegi e i consigli si riuniranno, sceglieranno, decideranno (quest’anno forse meno) ptof, progetti, percorsi, strategie, calendari etc.. e quando arriveremo noi, ancora una volta, sarà tutto già fatto e non dovremo fare altro che fare quello che è stato già deciso da altri.

– “La meritocrazia è fondamentale nella scuola” – leggo e sento in giro, certo che lo è ma da quando a quando? Ovvero quando saprò se merito di svolgere il lavoro che svolgo ormai da sei anni, nel mio caso?

Intanto i concorsi “alla ricerca della meritocrazia” sono stati banditi e noi precari ci siamo iscritti, ovviamente, pagando le tasse di iscrizione per una o più classi di concorso, per uno e più concorsi che non si sa se e quando mai sarà possibile svolgere vista la situazione di emergenza Covid e le migliaia di partecipanti previsti.

Passiamo al paragrafo “Docenti di sostegno”, qui la “meritocrazia” è imprescindibile perché naturalmente non si può lasciare svolgere un compito tanto delicato come quello dell’insegnamento ad alunni con handicap a docenti non meritevoli e non formati, strano che tanti posti sostegno vengano assegnati anno dopo anno chi della disabilità non ha mai sentito parlare!

–  “gli insegnanti vanno formati!” – certo anche questa volta… infatti noi docenti precari di sostegno ci siamo iscritti al TFA, purtroppo bisogna entrare in discorsi un po’ tecnici per spiegare che si tratta di un corso che richiede la presenza di incontri che negli anni passati si sono svolti durante l’estate (si trattava per lo più di lezioni di 9 – 10 ore consecutive per uno, due mesi consecutivi) e durante i weekend (domenica inclusa) con esame finale e tirocinio.

Un corso con tirocinio per diventare insegnanti di sostegno per insegnanti che ricoprono il posto di sostegno già da anni!

Ma non finisce qui… tralasciando l’aspetto economico (questi corsi costano dalle 3000 alle 4000 euro, dipende dalle università, l’iscrizione costa 100 euro per ogni ordine di scuola), per accedere a questo corso è previsto un concorso (anche questo bloccato dalla situazione Covid) che prevede tre prove di accesso (due per chi ha già svolto tre anni di servizio sul sostegno), in queste prove viene richiesto di simulare lezioni, interventi didattici su alunni disabili, progetti di inclusività per classi in cui sono presenti alunni con Bisogni educativi speciali, compilazione di PEI, PDP, PDF … (tutte cose che gli insegnanti precari di sostegno già fanno o dovrebbero fare) ma sorge facile una domanda: perché mi vengono richieste delle competenze per accedere a un corso che dovrebbe poi fornirmi quelle competenze e conoscenze che mi richiede in anticipo? Sintetizzando: perché dovrei fare il corso se quelle cose già le so ( e lo so fare?).

…E una volta arrivati alla fine di tutte le prove, lezioni, tirocini ed esami sarò meritevole di svolgere il lavoro che in realtà già svolgo?

Risposta: non proprio… dovrò fare ancora un altro conocorso per saperlo, cioè per avere il tanto agognato ruolo.

E così la scuola italiana continua a disperdere energie, perché, diciamocela tutta, nella maggior parte dei casi gli insegnanti precari essendo di passaggio e arrivando sempre “a cose già fatte” non riescono ad esprimersi al meglio nel loro lavoro e quindi, tanto per fare un esempio, il dirigente paga un esperto esterno per un progetto senza neppure sapere che un insegnate precario interno alla scuola è ugualmente esperto in quel determinato campo…, così come le varie funzioni strumentali che vengono ricoperte esclusivamente dal personale di ruolo.

E così, spostando il punto di vista dalla parte degli alunni, la didattica italiana continua a perdere consistenza e vigore, poiché i ragazzi sono costretti a cambiare docenti ogni anno, quando va bene…

Ma nonostante tutto ciò fra qualche settimana la scuola aprirà anche per i docenti precari (chissà se i test seriologici arriveranno anche per noi?!), non sappiamo dove, quando, per quanto, quanto ci costerà un’eventuale ritorno alla DAD o alla DDI dato che per noi non è previsto alcun rimborso per materiale informatico… ma tra settembre e ottobre si ripartirà e a giugno, all’ultimo collegio, per noi neppure un arrivederci.

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