I docenti non possono limitarsi a somministrare contenuti e nozioni, devono essere messaggeri di valori positivi. Lettera

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inviata dalla Prof.ssa Mara Pillon –  Scrivo alcune mie considerazioni dopo aver assistito all’evento del 9 febbraio in diretta su wwwcuoriconnessi.it sul cyberbullismo. È indubbiamente una iniziativa interessante e utile che va continuata e arricchita sempre più di testimonianze dirette per cercare di parlare al cuore dei ragazzi, per toccare le corde e smuovere emozioni.

Insegno da molti anni ma quello che riscontro negli ultimi periodi è la difficoltà sempre maggiore di “ mettersi nei panni degli altri “ e, conseguentemente, di provare “ compassione”

È sempre più necessario recuperare l’aspetto educativo che il docente deve assumersi con grande senso di responsabilità e cuore.

Chi insegna con dedizione e passione non può esimersi da essere anche educatore, colui che , attento e sensibile, osserva , analizza e affronta lo stato d’animo della persona ( studente) che ha di fronte cogliendo gli eventuali disagi.

Lo studente deve “sentire” che può fidarsi del suo insegnante perché si prenderà a cuore la situazione e cercherà di risolvere i problemi con l’ausilio di tutti i canali disponibili .

Purtroppo molti insegnanti hanno abdicato alla funzione di educatore e pochi si interessano profondamente della persona/alunno che hanno di fronte.

A volte è preferibile far finta di non vedere…di non capire…fino ad arrivare al caso conclamato, quando poi tutto è già successo.

Il bullismo non nasce da un giorno all’altro, i segnali della dinamica del branco, con i leader negativi e le vittime di turno si possono cogliere molto tempo prima di qualche spiacevole accadimento.

È necessario osservare, ascoltare …ma con interesse, per voler prendersi cura dello studente/persona. È necessaria una sensibilizzazione anche verso i docenti affinché abbiano più a cuore la relazione, soprattutto quella tra compagni e “insegnare” loro la collaborazione, la solidarietà, l’amicizia, il rispetto, l’immedesimazione sul prossimo che è lo specchio tuo.

È necessario ripartire dal linguaggio. Troppa volgarità, arroganza, prevaricazione sta distruggendo la relazione tra le persone.

C’è bisogno di GENTILEZZA…

Ci sto lavorando da due anni a questa attività e sto cercando di portare questo messaggio nelle varie scuole a cui vengo assegnata in qualità di docente.

Essere gentili significa essere civili, condurre uno stile di vita che, a partire dalla scelta delle parole, tende ad innalzare la dignità della persona stessa. Se insegnamo ad essere gentili insegnamo ai ragazzi a volersi bene e quindi a volere anche il bene dell’altro. Se abbiamo pensieri gentili, buoni, il nostro linguaggio non potrà che essere gentile, educato e rispettoso e così anche le nostre azioni.

Credo che educare fin da piccoli alla Gentilezza, accompagnata ovviamente dall’esempio di coerenza degli adulti/educatori potrebbe essere una proposta di lotta al bullismo.

I docenti non possono limitarsi a somministrare contenuti e nozioni devono essere messaggeri di valori positivi.

Proporrei quindi corsi di formazione ai docenti su questi aspetti di educazione ai sentimenti da trasmettere ai propri alunni.

Noi adulti dobbiamo ritornare ad essere esempi positivi e coerenti ( in famiglia, a scuola, in televisione ecc)… troppe volte il comportamento degli adulti è un pessimo esempio per i più giovani.

In conclusione mi aggiungo al coro finale proposto all’evento : “ ci salverà la POESIA” …e io dico “…insieme alla GENTILEZZA!”

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