I criteri della selezione MAD deliberati dal CDI se non impugnati tempestivamente, diventano definitivi

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La ricorrente agiva per impugnare la delibera con cui il Consiglio dell’Istituto ha approvato i criteri per la definizione delle graduatorie relative alla “Messa a disposizione” (MAD) per l’attribuzione degli incarichi di supplenza, nei casi di esaurimento delle graduatorie per scorrimento e di quelle d’istituto. Su tale caso interessante si pronuncia con sentenza n° 00013/2024 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna nei modi che ora vedremo.

La questione

Prospetta la ricorrente, dopo aver ricostruito il suo percorso formativo e lavorativo da precaria che l’Istituto Comprensivo ha conferito incarichi di supplenza a tre docenti che avevano presentato domanda di MAD. Per tali ragioni la ricorrente ha inoltrato al citato Istituto istanza di accesso agli atti, per acquisire la documentazione relativa al procedimento inerente la propria domanda di MAD, istanza riscontrata con nota del Dirigente Scolastico cui era allegata la delibera del Consiglio d’Istituto pubblicata sul sito web dell’Istituto nella sezione “Amministrazione Trasparente” recante i criteri per la definizione delle graduatorie relative alla MAD. Nella citata nota si dava atto, peraltro, che il profilo curriculare della ricorrente era riconducibile al punto 4) dei criteri di preferenza per la definizione delle graduatorie relative alla MAD, mentre il profilo curriculare della docente cui era stato conferito l’incarico di supplenza annoverava titoli di istruzione e formazione che ne consentivano la riconducibilità al prioritario punto 2) dei criteri di preferenza.

Per contestare la delibera del CDI gli atti vanno impugnati tempestivamente
Il TAR afferma, ripercorrendo la scansione temporale degli atti, che la delibera del Consiglio di Istituto è stata pubblicata, sul sito web dell’Istituto alla sezione “Amministrazione Trasparente”,  in conformità agli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni previsti dal Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33; di talchè la citata delibera deve ritenersi conoscibile dalla ricorrente dal periodo della pubblicazione a nulla rilevando la successiva istanza di accesso agli atti. La sig.ra ha proposto l’istanza di MAD due mesi dopo la pubblicazione degli atti sull’albo, data dalla quale, sostiene il TAR, può evidentemente ritenersi sussistente l’interesse a far valere gli eventuali profili di illegittimità della delibera di che trattasi. Orbene, il ricorso avverso la citata delibera è stato notificato alle amministrazioni resistenti quattro mesi dopo, quindi ben oltre il termine decadenziale previsto dall’art. 29 cod. proc. amm. per l’azione di annullamento.

Cosa afferma la norma
Il codice del processo amministrativo, all’art. 29 prevede, per i ricorsi con rito ordinario, che «l’azione di annullamento per violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere si propone nel termine di decadenza di sessanta giorni».
Il successivo art. 41, comma 2, cod. proc. amm. precisa che «Qualora sia proposta azione di annullamento il ricorso deve essere notificato, a pena di decadenza, alla pubblica amministrazione che ha emesso l’atto impugnato e ad almeno uno dei controinteressati che sia individuato nell’atto stesso entro il termine previsto dalla legge, decorrente dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza, ovvero, per gli atti di cui non sia richiesta la notificazione individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione se questa sia prevista dalla legge o in base alla legge».
La cennata scansione temporale dettata per l’instaurazione del processo amministrativo, caratterizzata dalla previsione di termini decadenziali piuttosto brevi, trova la sua origine nell’esigenza di assicurare la certezza e la stabilità dell’assetto di interessi prodotto dal provvedimento amministrativo adottato dalla pubblica autorità, ed è riconducibile al principio di buona amministrazione di cui all’art. 97 Cost. (cfr. T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. I, 15 dicembre 2022, n.848).
Ebbene, conclude il TAR, nel respingere il ricorso della ricorrente, che la pubblicazione della delibera di individuazione dei criteri per le assegnazioni delle supplenze secondo la procedura di MAD sul sito web dell’Istituto, nella Sezione “Amministrazione Trasparente”, consente di ritenere la stessa perfettamente conoscibile (e conosciuta) dall’interessata che, peraltro, nello stesso periodo svolgeva l’incarico di supplenza presso il citato istituto. Di talchè il ricorso deve dichiararsi irricevibile per violazione dei termini decadenziali di cui al citato art. 29 cod. proc. amm.

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