I concorsi devono restare e no assunzioni da parte dei dirigenti scolastici. Lettera

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Inviata da Mario Bocola – “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento
degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.

Recita così l’art.97 della Costituzione Italiana. Perché si vuole stravolgere la nostra Carta costituzionale scritta col sangue dai nostri padri costituenti? Abbiamo citato l’art.97 perché il Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Alessandro Giannelli ha sostenuto che i concorsi pubblici nella scuola hanno fallito e che la scelta dei docenti deve essere affidata ai
Dirigenti Scolastici. L’invito è stato rivolto direttamente alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina di modificare la normativa. Ma qualcuno si ricorda ancora della chiamata diretta dei docenti che è stata fortemente osteggiata da tutto il mondo della scuola, contenuta nella famosa legge n.107/2015 detta della “Buona scuola? Proprio lì si parlava di chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici, nomina che non avveniva affatto per meritocrazia ma per ben altro…Sic stantibus rebus, se i presidi vogliono
assumere i docenti nominandoli loro stessi, al contrario l’assunzione e la nomina dei Dirigenti scolastici non dovrebbe più avvenire tramite il bando di un concorso pubblico, ma la figura dirigenziale di una istituzione scolastica dovrebbe essere decisa dal Collegio dei docenti sulla base di determinati requisiti, operando una rotazione triennale o quinquennale. Insomma il Dirigente scolastico deve essere scelto dai docenti, se poi lo
stesso dirigente dovesse scegliere i docenti.

Tuttavia la strada dei concorsi nella scuola deve essere sempre la via maestra secondo il dettato costituzionale. Siamo in Italia per cui le scelte meritocratiche non funzionano bene. Sarebbe il caso, in questo momento
storico, continuare sulla strada dei pubblici concorsi nella scuola, perché essa è un’istituzione pubblica, cioè appartiene allo Stato. La scuola non è un’azienda, dove il datore di lavoro decide della sorte dei lavoratori, è una istituzione dello Stato e tale deve restare sulla base delle disposizioni vigenti.

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