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Homeschooling, responsabilità genitoriale e i passaggi di verifica da parte delle istituzioni: una importante sentenza della Corte Costituzionale

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E’ stata pubblicata in data 4/8/2023 l’ordinanza 23802/2023 (n°di raccolta generale 23802/2023), della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE-PRIMA SEZIONE CIVILE avente per oggetto “responsabilità genitoriale-misure limitative”.

La situazione

L’ordinanza è stata emanata a fronte di un ricorso promosso dai genitori di una minore, contro la Procura generale della Repubblica presso la corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano.

In estrema e non esaustiva sintesi, ciò che era stato messo in discussione era la piena facoltà di decisione sul percorso di istruzione da parte dei genitori per la loro figlia ed il ruolo eventuale dei servizi sociali nel sistema di controllo.

Con decreto del 20/4/2022 il Tribunale dei minorenni di Bolzano aveva imposto ai genitori di iscrivere la propria figlia per l’anno scolastico 2022/2023 ad una scuola in qualità di frequentante, imponendo altresì un controllo da parte dei servizi sociali con i quali la famiglia avrebbe dovuto tenere una collaborazione.

Tale decisione sembrerebbe essere scaturita da una mancata possibilità di controllo del dovere di istruzione da parte della scuola.

Un primo ricorso in appello aveva portato all’annullamento dell’imposizione dell’iscrizione ad una scuola in presenza per l’a.s. 22/23, ma aveva confermato il controllo da parte dei servizi sociali ed il dovere dei genitori di collaborare con questi ultimi.

I genitori hanno quindi fatto ricorso in Cassazione.

La sentenza

Con ben supportate motivazioni, la prima sezione civile della Corte ha valutato la questione specifica, cassando l’imposizione di un controllo da parte dei servizi sociali, in quanto limitativa della libertà di scelta genitoriale.

Nel frattempo infatti è intervenuta l’iscrizione alla prova di idoneità in modo che fosse verificata la preparazione della giovane, il che avrebbe fatto venir meno l’intervento di verifica integrativo dei servizi sociali.

La sostanza del provvedimento, rivolgendosi in ultima analisi all’operato degli organi di vigilanza, scuola e amministrazione civica, esprime la necessità che, anche da parte loro, vi sia il senso della misura ed adeguatezza costituzionale nell’esercizio delle loro funzioni.

In particolare,

  • la scelta delle modalità di espletamento del dovere di istruzione spetta ai genitori
  • la vigilanza sulla pratica effettiva e virtuosa di questo dovere deve essere svolta in termini ordinari secondo le disposizioni ordinamentali correnti
  • ulteriori forme di controllo da parte dei servizi sociali non sono conformi, né giustificabili.

RAGIONI DELLA DECISIONE punto 3

In tema di esercizio della responsabilità sui figli minori, la legge consente ai genitori di scegliere di provvedere direttamente alla loro istruzione, senza che i medesimi frequentino istituti scolastici, ma sotto il controllo delle autorità competenti, e nell’effettivo rispetto delle regole stabilite che, quando sono assicurate, non tollerano misure limitative della responsabilità genitoriale (nella specie il monitoraggio dei servizi sociali e la prescrizione rivolta ai genitori, di collaborare con questi ultimi) giustificate solo all’esito dell’accertamento del rischio di pregiudizio per il minore, che non può essere dato dalla sola scelta di procedere all’istruzione parentale, in sé pienamente legittima e costituente, anzi, espressione di un diritto costituzionalmente garantito”

Questo, in un quadro in cui le prescrizioni normative ordinarie siano rispettate da parte dei genitori o di chi ne fa le veci.

Nel caso specifico, i genitori quindi potranno continuare a svolgere istruzione parentale ed a sottoporsi ai passaggi di verifica ordinari, liberando i servizi sociali da un’incombenza che, in casi appunto “ordinari”, non è loro attribuita.

La questione della responsabilità genitoriale e della sua limitazione

Quanto al tema della responsabilità genitoriale, dalla sentenza si evince che:

  • sono giustificate misure limitative nei sui confronti solo dopo che sia stato accertato un rischio di pregiudizio per il minorenne
  • tale rischio non può derivare dalla sola scelta di procedere all’istruzione parentale.

Quando non vi siano evidenze che facciano supporre complicanze di altra natura, tali da richiedere un approfondimento da parte dell’autorità comunale, l’intervento dei servizi sociali in questo ambito risulta eccedente, indebitamente gravoso e potenzialmente viziato da incompetenza.

Considerazioni

Allo stato attuale, pare ineludibile che non possa essere negata alla scuola la possibilità di verificare la preparazione del/la giovane in istruzione parentale. Affermazioni contrarie che emergono da taluni ambienti, con questa Ordinanza sono ulteriormente indebolite.

Rimane aperta la questione dell’appropriatezza di questa verifica della preparazione.
Il legislatore pare abbia colto la sua centralità introducendo il concetto e la categoria del Progetto Didattico Educativo. Nel D.M. 5 del febbraio 2021 viene definito il ruolo che esso svolge nella suddetta verifica, scrivendo, della necessità che venga prodotto al momento della richiesta d’esame, che debba essere validato nella misura sufficiente rispetto alle Indicazioni Nazionali per il Curricolo e che nel suo complesso, debba costituire la base e la guida per le fasi di accertamento/esame per l’obbligo di istruzione.

Testo sentenza

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