Homeschooling: alcuni caratteri costitutivi di un fenomeno in espansione

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Il termine “istruzione parentale” ha una doppia valenza: quella amministrativa e quella culturale. Rispetto alla prima, il termine individua tutti quegli enti di istruzione “altri” rispetto agli istituti scolastici pubblici o privati/parificati o iscritti agli albi regionali.

Per cui si intendono le scuole parentali, diversamente ispirate a metodi codificati, piuttosto che le realtà dell’istruzione famigliare attuata al di fuori di un sistema, organizzato in gruppi che svolgono attività continuativa in questo assetto.

Si delinea in tal modo un coacervo di soggetti che non necessariamente condividono alcuni princìpi fondanti che connotano in maniera distintiva l’approccio dell’istruzione e apprendimento famigliare.

Se ci riferiamo alle “scuole parentali” di ispirazione montessoriana piuttosto che steineriana o del tipo scuola del bosco, scuola senza zaino, ecc., abbiamo di fronte delle linee progettuali variamente fissate in schemi didattici canonizzati.

Le linee che tratteggiano invece l’istruzione e l’apprendimento famigliare, ai più, non appaiono sufficientemente marcate.

Infatti, i modi in cui è svolta dalle famiglie sono innumerevoli, e, pur con una varietà notevole di sfumature, consentono di rilevare dei tratti tipologici che aiutano a rappresentare e comprendere il fenomeno.

  • un’intensa attenzione alle caratteristiche dei figli
  • una sistematica azione di valorizzazione delle stesse
  • la cura del “clima” dell’apprendimento e delle componenti fisiche e bio-psicologiche della persona che rappresentano i presupposti progettuali ed attuativi dei percorsi di istruzione/apprendimento/educazione
  • la famiglia come soggetto attivo della progettualità , la quale organizza le risorse che il proprio ambito ed il “territorio” rendono disponibili
  • Il consolidamento della funzione di raccordo della famiglia, tra gli ambiti individuali e sociali della giovane persona in crescita
  • Riequilibrio delle funzioni genitoriali delegate a soggetti tecnici esterni ad essa e quelle gestite in prima persona
  • Modulazione attenta e condivisa con il giovane delle varie pratiche di istruzione e apprendimento
  • alta caratura umana dei rapporti intergenerazionali
  • frequentazione dei contenuti sia delle linee generali delle indicazioni nazionali, sia di quelli generati da interessi specifici dell’apprendente in una continua interrelazione
  • apertura ad aspetti di innovazione e nel contempo alla messa in atto di dimensioni esistenziali
  • rapporto cultura/natura globalmente attento e visitato con pragmatismo.

Viene attribuito, da taluni, a questo sistema, il termine di “puerocentrismo”, con la finalità, non tanto sottesa, di caratterizzarlo in modo “definitivo”. Se di primo acchito può sembrare persuasiva, tale definizione nel dibattito attuale può indurre a fraintendimenti e mistificazioni.

Il trascinamento del suffisso “-ismo” di per sé indica una esagerazione e la frequentazione di un terreno ideologico.

L’istruzione e l’educazione famigliare disegna una mappa con più centri attivi ed interconnessi a più livelli.

L’agire in questo contesto non è uni-direzionato verso l’unico centro rappresentato dalla figura del giovane, ma è teso ad aprirgli spazio ed opportunità per il pieno sviluppo dei suoi “talenti”, per se’ e per la comunità di cui è e sarà parte sempre più attiva e solidale.

I centri sono dislocati con vari gradi di prossimità (genitori, fratelli, nonni, ecc., istituzioni civili o di altro segno ecc.., in sintesi, “territorio”) e vivificano un sistema di attenzioni, sollecitazioni, risposte, interazioni, conflitti, risoluzione degli stessi, apprendimenti, che hanno a che vedere con la dimensione individuale e collettiva nello stesso tempo.

L’istruzione e l’apprendimento familiare è in antitesi e non può sussistere in maniera razionale ed appassionata se non in una dimensione policentrica e “a-puerocentristica”.

Lo scenario è quindi diametralmente opposto a quello che nella contingenza vuol essere evocato quando si usa il termine “puerocentrismo” per caratterizzare i percorsi di istruzione famigliare.

Incardinata a questi punti di ordine “generale” ed evidentemente su altri di volta i volta, più specifici di ogni realtà, si sviluppa l’attività di istruzione famigliare.

L’entità famiglia nell’istruzione parentale è chiamata ad un impegno che va oltre il versante dei saperi e delle competenze disciplinari, che pure formano il bagaglio delle “necessità vitali”. Si trova impegnata in un campo vasto, complesso, mobile, che è quello del divenire in tutti gli aspetti, delle giovani generazioni nella nostra contemporaneità.

Vengono attivate, inevitabilmente, tutte le “sinapsi” dell’ente genitore, il quale ritrova o ri-cerca le capacità che, naturalmente e culturalmente, lo rendono pienamente titolato ad agire come principale educatore, istruttore e accompagnatore nell’apprendimento dei figli.

Al netto di aberrazioni che non si possono di certo escludere, come del resto non si possono escludere in ogni altro ambito, percorsi equilibrati di homeschooling portano inevitabilmente alla generazione di un “organismo famigliare aperto” dove l’apprendente si muove, attiva processi di cui diviene il destinatario, che lo vedono motore di ricerca e dove da’ struttura, gradualmente e con “naturalezza”, alla sua autonomia.

In questo percorso di crescita, che non esclude nessun soggetto coinvolto, ognuno è influenzato dalle novità che i rapporti positivi tra le persone fanno scaturire. Per cui genitori, figli e le altre figure (famiglia, gruppo, comunità, altri esseri) divengono apprendenti, comunque attivi, in una sorta di energica, poetica jam session polifonica in un vario divenire.

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