Ho vissuto la chiamata diretta, dopo il referendum mi sento liberata. Lettera

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Sono un’insegnante entrata di ruolo nella “famosa ” fase C e lo scorso tredici agosto ho ricevuto la notizia che il mio ambito era molto distante dalla mia regione.

Ho iniziato a inviare, per motivi logistici,  il mio curriculum ,che posso dire di tutto rispetto, ai presidi del capoluogo di provincia dell’ambito a cui ero stata assegnata.

Mi sono sentita rispondere da qualcuno di loro che preferivano assumere docenti lì residenti ,che già conoscevano e che non avrebbero chiesto sicuramente l’assegnazione provvisoria.

Sono stata poi contattata da un preside di una sede più disagiata che sempre in relazione al mio curriculum di tutto rispetto la prima cosa che mi ha chiesto è stata se avessi intenzione di chiedere l’assegnazione provvisoria perchè in caso affermativo non mi avrebbe assunta.

Sono finita così sempre grazie al mio curriculum di tutto rispetto in una delle sedi più disagiate.

Non vi ho scritto prima perchè questo non è accaduto solo a me ma si è rivelato un modus operandi abbastanza diffuso. Vi chiederete e del mio rispettabile curriculum? Nessuno mi ha mai chiesto niente.

Scrivo solo ora che dopo il mio no al referendum mi sento liberata. La mia domanda come docente di diritto, insegnante e cittadina infatti era questa: se il governo con una legge ordinaria è stato in grado di combinare tutto questo, cosa succederebbe se gli dessimo la possibilità di modificare ben 47 articoli della Costituzione? Ora posso dormire sonni tranquilli. Cordiali saluti. Una docente che la sua gavetta al nord l’aveva già fatta 10 anni fa lasciando a casa tre bambini piccolissimi.

Rita Maria Rosaria Spina

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