“Ho usato la carta docente solo per la formazione, 500 euro pochi. Non c’è docente senza formazione”

WhatsApp
Telegram

“La formazione è importante per chi insegna. Non si può insegnare senza formazione e aggiornamento”.

E la carta docente non solo dovrebbe essere usata per quello, “ma è pure insufficiente – osserva la maestra Emanuela Antonella – visti i costi elevati di master e di altri corsi. Ci vuole un’indole personale, una motivazione forte per farlo però fa parte anche della missione del docente. Nel nostro ruolo la formazione è imprescindibile”. Formazione sì, formazione no. Nei giorni scorsi la Fondazione Agnelli ha segnalato che almeno la metà degli insegnanti italiani non si aggiorna. In più arrivano da tante parti proposte dirette a eliminarla carta docente da 500 euro annui istituita dal Governo Renzi. Molti la snobbano, non spendendola, altri sostengono che gli insegnanti dovrebbero essere liberi di usarla come meglio credono, specie per l’acquisto di libri, audiovisivi, cinema, tablet, computer. Tanto che all’interno di una discussione sul tema, lanciata in un gruppo Fb di insegnanti, ha fatto quasi scalpore il commento di Emanuela Antonella Lucirino, maestra calabrese, che riferendosi alla carta docente, ha scritto: “Io l’ho utilizzata solo e sempre per la formazione e ne ho visto i frutti”. L’abbiamo contattata.

La maestra Lucirino si è laureata in Giurisprudenza a Catanzaro, insegna nella scula primaria dell’istituto Don Milani-De Matera di Cosenza, una scuola capofila di Ambito per la formazione dei docenti della provincia calabrese. Ha quarant’anni anni ed è in servizio da diciassette, di cui tre in preruolo. E’ pure docente di laboratorio nel Tfa di sostegno dell’Unical della vicina città di Rende, avendo vinto una selezione, secondo il Piano nazionale della formazione. Ora aspetta di essere nominata in ruolo come dirigente. Ha infatti superato l’ultimo concorso ed è tra i vincitori, ma hanno nominato solo 2045 e lei si è piazzata al posto n. 2713. Si è come tanti in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, una spada di Damocle che pende sulla testa di centinaia di dirigenti scolastici neoassunti e contestati in via giudiziaria, l’udienza sarà a marzo. Un concorso molto difficile, oltre che contestato. Ha sostenuto la prova preselettiva e la prova scritta in Calabria, l’orale a Roma. Ma è stata anche membro della commissione Handicap presso il Provveditorato di Cosenza, ha avuto un’esperienza sindacale come Rsu per la Cisal, per molti anni è stata funzione strumentale nell’Area inclusione. La scuola dove lavora è grande e si contraddistingue, ricorda lei, per l’inclusione di molti alunni con disabilità. “Io nasco come insegnante di sostegno – rammenta – poi con il trasferimento mi hanno dato il posto comune. Era andata a Roma come precaria, arriva più tardi a Torino per il ruolo, infine il trasferimento a Cosenza che le ha consentito di avvicinarsi alla famiglia, in attesa, ora, di sapere dove finirà a seguito dell’assunzione imminente come dirigente scolastica. Intervenendo in una discussione sul bonus formazione nei giorni scorsi, dicevamo, la maestra ha spiegato di avere usato sempre la carta docente per corsi di formazione e che questi corsi le sono serviti moltissimo.

Maestra Lucirino, non dovrebbe essere così, ma quasi colpisce il fatto che lei abbia usato la carta docente esclusivamente per la formazione

“Sono molto favorevole a spendere la carta docente nella formazione, perché ho sposato il principio del lifelong learning (o apprendimento permanente, ndr) dato che siamo persone di scuola e necessitiamo di una formazione continua. Peraltro c’è ora anche il dovere di formazione continua ed è giusto che sia così. I ragazzi oggi ricevono stimoli che vanno oltre anche allo stesso programma didattico, pertanto occorre che noi docenti diamo risposte adeguate ai loro bisogni formativi e questo è possibile solo formandosi”.

Posso chiedere come ha usato la carta?

“Io mi sono avvalsa della carta docente con un ente di formazione che si chiama Formazione srl Italia, il cui coordinatore scientifico è il professore Domenico Milito. Mi sono formata studiando come docente ma con una visione da dirigente e questo mi ha aiutata ad affrontare più in profondità le tematiche scolastiche e mi ha permesso di appropriarmi di conoscenze e competenze che non si riferiscono solo alla didattica.

Anche i docenti dovrebbero conoscere le prassi burocratiche e procedurali?

“Certo. Non si può vivere in una scuola e ignorare alcuni aspetti importanti del contesto. Il nostro è un mondo di relazioni e occorre gestire le relazioni con una formazione adeguata anche per avere e dare giusti riferimenti alle famiglie, ad esempio sulle certificazioni. Ci sono le funzioni strumentali, però come docenti non si può restare chiusi nel chiuso dell’aula, bisogna essere informati a trecentosessanta gradi”.

Eppure c’è tanta ritrosia nell’espletamento del dovere di formazione.

“Questo mi meraviglia perché vedo invece tanta gente preparata e che si forma. Io ho chiesto dei consigli al presidente dell’associazione nazionale presidi, il dirigente Antonello Giannelli, per un’ulteriore mia formazione e ci terremo in contatto con i seminari sul sito dell’Anp. Non si può pensare di restare fermi. Vede, il fatto che io abbia vinto il concorso non mi fa sentire arrivata, questo è semmai il punto di partenza di un cammino che necessita di ulteriore e continua formazione. Sicuramente è un ambito difficile. Ci vuole un’indole personale, una motivazione forte per farlo però – ribadisco – fa parte anche della missione del docente. Nel nostro ruolo la formazione è imprescindibile”.

E non c’è più neppure l’alibi dei costi, visto che da qualche anno c’è la carta docente.

“La carta docente però non è sufficiente. Io provvederei a innalzare gli stipendi. Certi master hanno costi alti, e chi desidera farmi spesso rimane deluso. Io ho fatto due master, uno è costato qualche migliaio di euro”.

E’ servito?

“Altroché. Tutto quello che ho fatto mi ha arricchito. La formazione apre la mente e migliora come persone, anche al di là della scuola, ti fa vedere le cose secondo un’altra ottica. La cultura umanizza di più e ti fa vedere le cose anche in un altro modo, ti sensibilizza verso tante problematiche”.

La Fondazione Agnelli dice che buona parte dei docenti non si forma, non si aggiorna.

“Non credo sia così. C’è un cambiamento in atto, io lo vedo. E si avverte la necessità di formarsi. C’è dinamismo, non si può restare fermi. Il successo formativo degli studenti non può avvenire se il docente non si autoforma. Specie tra le nuove generazioni di docenti io vedo un cambiamento in atto. Anche i dirigenti scolastici invitano molto alla formazione. Ad esempio la mia dirigente, Immacolata Cairo, incentiva i docenti alla formazione tanto che se i docenti chiedono di partecipare a dei seminari lei esaudisce ben volentieri la richiesta proprio perché capisce che è un dovere formarsi”.

Tra un po’ sarà dirigente anche lei…

“E come futuro dirigente spero di trovare un collegio docenti che voglia credere nel valore della formazione, io stesso li stimolerò. Con o senza carta docenti”.

Eppure, insisto, alcuni docenti scrivono che per formarsi bastano i libri.

“No, non bastano. Occorre confrontarsi con formatori di chiara fama, appropriarsi di un lessico appropriato e questo avviene con una formazione, dal vivo o anche online. I tempi si ottimizzano con la formazione online anche se secondo me le nuove tecnologie non devono svilire le relazioni umane”.

Qual è il prossimo corso che farà?

“Sto pensando a un master su tematiche che riguardano la scuola. Ho chiesto suggerimenti a Giannelli anche su questo”.

Un’altra critica diffusa riguarda la presunta preminenza data, nei corsi di formazione, alle metodologie didattiche a discapito dei contenuti da insegnare.

“Non lo vedo, tutto questo. Si è parlato molto di metodologia nei corsi di formazione perché evidentemente se n’è sentita la necessità. In ogni caso le tematiche vengono discusse nei collegi dei docenti e gli insegnanti possono scegliere. Alcuni vengono selezionati dagli Usr e poi nei collegi dei docenti vengono messi ai voti. Forse negli ultimi anni se ne sono fatti molti sulla disabilità, ma questo dipende dal fatto che è cambiata l’ottica. L’ispettore Fusca diceva sempre che occorre guardare alla persona con la P maiuscola”.

Eppure, al di là dei tanti corsi fatti su handicap e disturbi dell’apprendimento, i dati dicono che i servizi non sono sempre e dappertutto sufficienti…

“In generale ci vogliono più servizi, ma questi dipendono dagli enti locali, e la politica a livello nazionale va rivista. Le famiglie spesso vengono lasciate a sé stesse. Vedo che si addossa troppo alla scuola. Ma le responsabilità non possono essere tutte della scuola, volte le scuole hanno le mani legate perché ci sono prassi da rispettare. Anche i dirigenti fanno molto ma la politica nazionale dovrebbe fare di più”.

In certe regioni i dati degli alunni con Dsa sono sottostimati

“Credo che in generale la cultura è comunque cambiata. Mi occupo, nella mia scuola, dei test diagnostici per i disturbi di apprendimento. C’è un’attenzione maggiore per questa problematica che affrontiamo con gli screening, mentre prima della Legge 107 il problema esisteva ma non veniva fuori”.

WhatsApp
Telegram

Concorso a cattedra ordinario secondaria, il corso: con esempi di prova orale già pronti e simulatore EDISES per la prova scritta. A 150 EURO