Ho rischiato di perdere la cattedra per colpa di una mancata pensione

di Elisabetta Tonni
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Intanto, Tiziana Simonetti fa i salti di gioia.

Come per Emma Linardi, Tiziana Simonetti è il nome di fantasia per raccontare la storia vera di quali ripercussioni possa avere un errore sul calcolo della pensione di un docente.

In vacanza, tutti felici

A fine giugno, Tiziana fa i salti di gioia:  apre la posta elettronica e trova questo messaggio spedito dal Miur il 27 giugno, alle 19,52: “Gentile Insegnante Tiziana Simonetti, L’ esito che segue prospetta quanto elaborato dalle procedure automatiche del Sistema Informativo del Ministero alla data di pubblicazione dei risultati ed è conforme alle informazioni riportate negli elenchi ufficiali pubblicati dagli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali.
Eventuali necessarie richieste di chiarimento potranno essere rivolte
all’ufficio amministrativo competente (cfr Ordinanza Ministeriale 221/18 art 6). Non saranno oggetto di reiterata comunicazione le eventuali modifiche o correzioni che potrebbero scaturire da accertamenti e diverse determinazioni assunte dagli organi preposti che provvederanno autonomamente alla notifica. Tutto ciò premesso, Le comunichiamo che, per l’a.s. 2018/19, ha ottenuto il TRASFERIMENTO PROVINCIALE presso: RMXXXXXXXX – XXXX VIA XXXXX, ROMA (00100), TIPOLOGIA DI POSTO : NORMALE‘.

Le meritate vancanze

Tiziana pensa subito: “Evviva è fatta! Dopo 15 anni di precariato, con abilitazione all’insegnamento come docente di Lettere e come docente di musica, finalmente riesco a spostarmi in una scuola più comoda“. E sì che non è più proprio una giovincella: 55 anni compiuti e una vita spesa sui banchi fra studi, corsi, concorsi, abilitazioni, supplenze di tutti i tipi e ruolo dal 2011 con retrodatazione al 2010. Finalmente se ne va in vacanza tranquilla e felice a fare immersioni.

La doccia gelata

Tempo pochi giorni e a Tiziana si gela il sangue. E non certo per l’acqua fredda del mare che si infrange sugli scogli a picco, ma per la mail che le arriva alcuni giorni dopo, il 9 luglio, quando subodorando che qualcosa stesse andando storto aveva chiesto chiarimenti al sindacato. Ed ecco il testo della mail ricevuta: “Cara Tiziana, oggi ho parlato con la signora S. proprio del tuo caso e mi ha detto che, a seguito della mancata notifica da parte dell’INPS della cessazione della docente titolare della scuola in cui sei stata trasferita, avrebbe proceduto all’emanazione di un decreto di annullamento del tuo trasferimento come di quello di tutti gli altri casi simili. Questa è l’indicazione ricevuta dal MIUR e a cui lei non può sottrarsi. Il posto della collega (anche se andrà in pensione) rimarrà libero fino al 1 settembre e semmai sarà assegnato a supplenza annuale quindi potrai fare domanda di utilizzazione nella stessa scuola per il prossimo anno e poi riprovare a fare domanda di trasferimento per il 2019-2020. Mi spiace, Ciao“.

Il rischio di perdere la sua cattedra

E c’è di peggio: era giunta notizia a Tiziana che il suo posto nel frattempo era già stato destinato a un altro collega, anche lui in fase di mobilità. Tiziana è basita, pensa: “non è possibile“. Quasi volesse rimuovere quella realtà, spera fino in fondo di non leggere mai una mail ufficiale del Miur che smentisca quella inviata a metà giugno. E invece, il 16 luglio… ecco che cosa trova sulla casella di posta elettronica: “Gentile Docente Simonetti Tiziana,  La informiamo che, secondo quanto previsto dal CCNI sottoscritto in data 26 giugno 2018 relativamente al passaggio da ambito territoriale a
scuola, la Sua assegnazione per il prossimo triennio e’ presso l’istituto: RMXXXXXXXX – XXXXXX (LAZXXXXXX). Data inizio assegnazione incarico: 01/09/2018   Tipo Posto: XX- XXXXXXX  Classe di Concorso: XXXX“.

Torna da dove sarebbe partita

In pratica Tiziana è stata assegnata di nuovo nella scuola in cui aveva deciso di essere trasferita, che è stata l‘unica buona notizia in tutto questo carosello di mobilità. Ovvero, è stato interrotto per tempo lo spostamento del collega assegnato al suo posto, ma è stato tutto al limite dei tempi possibili. E chissà quale altra storia di mancati trasferimenti o di entrata in ruolo si celano dietro a questa lunga catena, peggiore di quella di Sant’Antonio.

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