“Ho lavorato per Sky Italia, sono un project manager, adesso sono il vostro insegnante e questo è il mio primo giorno di lezione”, INTERVISTA al prof Giovanni Fioccola

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“Buongiorno a tutti. In precedenza non avevo mai lavorato per la scuola, in quanto ho lavorato per dodici anni come project manager per diverse aziende tra cui Poste Italiane, Sky Italia, Netcom e sono un dottore di ricerca in ingegneria informatica. Ora sono il vostro prof e questo è il mio primo giorno di lezione”. Per Giovanni Fioccola inizia proprio cosi, il 1 settembre 2021, senza un giorno di supplenza e dopo una lunga e straordinaria carriera nel settore privato, la sua professione da insegnante. Di ruolo. Da un giorno.

Trentotto anni, classe di concorso A041, una laurea in Ingegneria delle telecomunicazioni conseguita all’Università Federico II di Napoli e dieci pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, una vita dedicata a studio, ricerca e sviluppo, il professor Fioccola si dice animato da un grande entusiasmo nel volere restituire il tesoro di una sterminata competenza nel settore ai giovani del suo territorio.

Siamo ad Afragola, in provincia di Napoli, alla scuola “Carlo Alberto dalla Chiesa”, un Istituto tecnico, con tanti indirizzi. Assunto nel settore tecnologico, indirizzo informatica e telecomunicazioni, Fioccola è consapevole della differenza davvero sostanziale che corre tra lo stipendio che percepiva nella sua ultima ditta e i 1500 euro indicati dal cedolino di Noipa. Ma si dice soddisfatto, lui che, una volta lasciata l’azienda per accettare il ruolo appena conquistato con il concorso, ha deciso di supportarla gratuitamente ancora per qualche mese, nonostante la penale subita per mancato preavviso: “Sono mille euro in meno però con il cuore più pieno”.

In genere le scuole, nelle materie Stem, sono a corto di docenti, il quali preferiscono il settore privato che garantisce carriera e soldi. Stavolta succede il miracolo e il destino in questa occasione decide di premiare la scuola che con la sua assunzione acquisisce un patrimonio davvero invidiabile di competenze scientifiche. Professor Giovanni Fioccola , di che cosa si occupava fino al 31 agosto 2021?

“Ho iniziato a Napoli in Poste italiane, subito dopo la laurea al Centro di ricerca e sviluppo. Poi in Netcom Engineering dove operavo, anche qui, nel gruppo di ricerca e sviluppo. Poi mi sono trasferito a Milano come consulente per Netcom e per un anno ho lavorato a Sky Italia nell’area telecomunicazioni come Verification & Validation Engineer . Infine sono tornato a Napoli per lavorare, sempre in Netcom”.

Che scuola aveva frequentato? Università?

“Da ragazzo avevo frequentato il liceo scientifico Cristoforo Colombo a Marigliano, e mi ero diplomato con massimo dei voti, all’epoca non era prevista la lode. Poi presi la laurea specialistica in Ingegneria delle telecomunicazioni all’Università Federico II di Napoli, con con lode. Dopo la laurea ho svolto un dottorato in Ingegneria informatica e automatica presso la stessa università”.

A tutto pensava, all’epoca, tranne che alla scuola. E’ così?

“Esatto. E’ così”

Poi che cosa succede? E’ vero che c’è lo zampino di una nonna, a cui era molto legato?

“La mia famiglia è fatta tutta di insegnanti, sia dalla parte di mia madre, sia dalla parte di mio padre. e la mia nonna materna, Lucia, con cui ho vissuto per anni, è stata molto importante nella mia vita. Tutte le domeniche le trascorrevo a casa sua, e infine, per due anni, mi sono proprio trasferito a casa sua per preparare gli esami universitari. Avevo con lei un rapporto speciale, ero in simbiosi, la chiamavo per telefono tre volte al giorno. Quando mi trasferii a Milano per un anno non glielo dissi e tornavo ogni fine settimana da lei, che non seppe mai nulla. E’ morta due anni fa. Lei voleva fortemente che diventassi un docente. Sapendo che ero molto empatico, e fidandosi del mio animo molto buono, riteneva che ai ragazzi io potessi insegnare molte cose, non solo di ordine tecnico, ma anche sugli esempi di vita”.

E lei accetta i consigli della nonna

“Non proprio. Un giorno le risposi molto arrabbiato che dopo tutti i sacrifici fatti, dopo un dottorato e dopo tanta ricerca, ritenevo che la scuola non fosse il giusto premio per la mia carriera e verso quei sacrifici. Da quel giorno, lei non lo ha mai più ripetuto”.

Già, poi però nel luglio 2021, e siamo ai giorni nostri, decide di partecipare al concorso Stem. Lo vince. E ora si ritrova dietro a una cattedra, a scuola. Ha vinto la nonna.

“Non è stato perché avessi deciso di entrare nel mondo della scuola. Infatti per anni non avevo mai risposto alle tante convocazioni anche annuali per le supplenze, perché io lavoravo e avevo tutto. Avevo uno stipendio incredibile…”

Ecco. Ci può rivelare quanto guadagnava nel privato?

“Prendevo 2500 euro netti al mese, che per Napoli sono uno stipendio importante. Oltre a questo io lavoravo nell’area di ricerca e ho sempre amato studiare. Nel settore ricerca e sviluppo nell’azienda avevo anche collaborazioni con l’università. E tuttavia c’era qualcosa che mi diceva di partecipare a questo concorso. Dentro sentivo qualcuno che mi diceva: devi partecipare. Così ho fatto, ma senza studiare. Ho superato lo scritto, peraltro conoscevo tutto quello che mi è stato chiesto. Il mio percorso di studi era stato molto completo, dopo la laurea ho continuato a studiare e ho dieci pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, ho preso circa 15 certificazioni professionali con corsi americani. Ho continuato sempre a specializzarmi, non ho mai smesso di studiare. Lo scritto verteva su 40 domande molto complesse di informatica, cinque erano di inglese e cinque sulle Tic.

Superato lo scritto mi sono preparato moltissimo per superare l’orale, poiché a quel punto ho sentito che era scattato qualcosa dentro di me”.

C’entra nonna Lucia?

“La cosa incredibile è che non l’avevo mai sognata. Ma l’ho sognata il giorno prima dello scritto. Era seduta vicino a me e rideva”.

Dalla poesia alla prosa. Arriva l’orale.

“E’ andata bene e mi sono trovato come vincitore di concorso”.

E si caccia in un bel dilemma. A quel punto, che succede dentro di lei?

“Ci ho messo molto tempo per decidere. Infine ho deciso di cambiare vita professionale. Intanto per accontentare un sogno di mia nonna, ma la vera scelta, la cosa davvero più bella per me, era l’idea di poter mettere a disposizione le competenze maturate a favore dei ragazzi e soprattutto per i ragazzi del mio territorio. Anche quando ero a Milano sentivo che non mi piaceva fino in fondo mettere le competenze acquisite da docenti della mia terra a beneficio di altri posti. La cosa più bella sarebbe stata quella di potere mettere a disposizione le mie competenze per una crescita culturale e sociale per i ragazzi del mio territorio, in Campania”.

L’azienda come ha preso la cosa?

“E’ stata molto triste, io l’ho supportata per qualche mese gratuitamente nonostante le penali del mancato preavviso. Mia nonna, del resto, me lo diceva sempre che sono molto generoso. Poi mi sono dedicato alla scuola, per preparare le materie scolastiche”

Panico?

“Sì. Del resto, dodici anni di lavoro per poi partire da capo… Io non avevo mai messo piede nella scuola.

Descriva la prima giornata a scuola all’Istituto “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Afragola

“Ho fatto la presa di servizio in una sala grandissima. C’era il dirigente scolastico Vincenzo Montesano con il suo staff e noi neoassunti in ruolo, seduti al proprio posto, ero molto emozionato. Mi tremavano le gambe, ho avuto le stesse sensazioni che avevo già avvertito il mio primo giorno di scuola da bambino”.

Sì, ma poi arriva il primo giorno di lezione…

“E me lo ricordo bene. Ricordo ancora quando sono entrato in classe, nella 3S, quegli studenti resteranno per sempre nei miei ricordi. Vedevo questi ragazzini che mi guardavano e mi studiavano in un modo molto curioso, visto che sembro molto più giovane rispetto alla mia età, nell’aspetto. Non mi usciva la voce, ero molto emozionato, non volevo farlo vedere e poi mi sono presentato alla classe. Da lì è partito tutto. Ho raccontato loro il mio percorso ed è stata, questa, una mossa decisiva poiché facendo venir fuori l’aspetto umano è venuto fuori il mio lato di uomo e i ragazzi si sono affezionati e avvicinati molto allo studio della materia. Avevo due quinte, e la cosa che più mi ha dato soddisfazione, e non me lo aspettavo, è che i ragazzi mi hanno adorato”.

Com’è stato il primo anno di scuola, appena concluso con la conclusione dell’anno di prova?

“E’ stato al di sopra delle aspettative. Ho studiato giorno e notte. Il rapporto didattico ed educativo è stato davvero il massimo. Ho partecipato come anno di prova a laboratori a distanza con il tutor che mi ha seguito nell’attività didattica in peer to peer.”

Durante questo primo anno di insegnamento ha capito che questo era il mestiere che avrebbe voluto fare? Ha davvero trovato il lavoro della vita?

“Al cento per cento”

Non tutto rose e fiori. Dopo un mese di lavoro ha visto il cedolino dello stipendio. Avrà fatto due conti…

“Ho pensato con sincerità che la scuola non è apprezzata all’esterno, dall’opinione pubblica. E’ vero che a scuola non c’è il capo che ti stressa, ma l’insegnamento, per chi lo vuole fare in maniera seria, potrebbe essere valorizzato in termini economici. Sono nel mio caso 1000 euro in meno. Però con il cuore più pieno”

La scuola è come la immaginava? Oppure c’è troppa burocrazia rispetto al settore privato che lei ha conosciuto per tanti anni?

“Per quanto concerne l’anno di prova è vero che c’è molta burocrazia e si perde talvolta il vero obiettivo da raggiungere. A volte la burocrazia è esagerata, in azienda siamo molto più pratici. Forse a scuola ci vorrebbe più pratica e molta più sostanza”.

Come si aspettava i colleghi? E i ragazzi?

“Con i colleghi è stata una delle note più positive. Quanto ai ragazzi, mi aspettavo qualcosa di peggio da come si racconta in giro. Si tende in genere a essere negativi verso la scuola e verso i ragazzi, e quindi mi aspettavo studenti ingestibili che non studiano. Invece ho visto che mettendocela tutta si possono ottenere grandi risultati in rapporto alle capacità di ognuno”

Pentimenti?

“Mai. Nemmeno un minuto”.

Di cosa avrebbe bisogno la scuola, vista dal suo osservatorio?

“Ha bisogno di continuità nella gestione. E’ una gestione sfilacciata, cambia spesso il ministro e ogni ministro segue la propria linea e diventa un insieme di scelte prese da ministri diversi e questo è tangibile”.

La scuola è molto lontana dal mondo del lavoro?

“Sì. Io vorrei inserirmi proprio in questo anello debole per apportare, nel mio piccolo, dei piccoli miglioramenti. Ad esempio ho organizzato un seminario con due miei ex colleghi di lavoro perché i ragazzi si erano dimostrati molto curiosi sull’orientamento in uscita. Li vedevo molto disorientati rispetto alle possibili scelte post diploma. E quindi a un certo punto ho detto: organizzo un seminario e i ragazzi hanno bombardato di domande i miei ex colleghi. I ragazzi devono essere più avvicinati al mondo del lavoro”.

Quindi lei, a differenza di tanti altri prof, non è contrario al Pcto

“No, non sono contrario. I miei studenti l’hanno svolto ma per via del covid non sono andati fisicamente in azienda. Hanno fatto una certificazione. Io però sono poi stato in azienda, proprio alla Netcom, abbiamo già parlato e deciso di sentirci a settembre per un rapporto Pcto con la mia scuola”.

Lei è consapevole che la sua scuola ha fatto con lei quello che un tempo era un bel 13 al Totocalcio?

“Detto cosi sembra che sia tutto positivo. E invece sono scuro che ci siano in me molte cose da migliorare”.

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