Ho appena svolto la prova del concorso straordinario: 150 minuti per decidere il mio futuro lavorativo. Lettera

Stampa

Inviata da Sara Moran – Lucca, ore 2.22. Sono qui a riflettere sulla prova di concorso straordinario appena svolta. Le tracce  erano molto belle, il tempo purtroppo troppo poco! Organizzare delle lezioni sulle leggi razziali, sulla letteratura di viaggio, sui miti fondativi nell’epica, su attività di orientamento con i nuovi GIS e poi rispondere a cinque domande su un testo di ecologia in inglese…

Tutto in soli 150 minuti. Cento- cinquanta-minuti in cui si decide il mio, il tuo futuro lavorativo. Non solo il mio certo, anche quello di tanti altri candidati, che insegnano nella scuola da anni (almeno tre) e che a differenza mia magari hanno famiglia, figli… Che si sono spostati per svolgere la prova in piena regola con le misure anticovid-19:
rispettate il distanziamento sociale!

Mi sento avvilita, frustrata. Ho studiato da molti mesi e mi sento anzi una privilegiata per aver potuto svolgere un concorso pubblico quando il paese è in attesa di sapere se ci sarà un nuovo lockdown.
Questa prova non era umana, mi ripeto. Come si fa a strutturare delle risposte esaustive, corrette nei contenuti e nella forma e con una quantità di nozioni sia disciplinari che relative alle metodologie didattiche e agli aspetti educativi e pedagogici in poco più di due ore? Vogliono trasformare i professori in delle nuove macchine? Frontiere del nuovo umanesimo.

Sono per metà degli Stati Uniti e oggi ci sono le elezioni nel mio secondo paese di cittadinanza. Sono cresciuta essendo stata abituata alla competizione, alla logica della prestazione, all’efficienza. Tuttavia la prova, lo ripeto, era al di sopra della soglia della performance! Prevedeva che si scrivesse come degli automi senza fermarsi a pensare, a correggere, rivedere quel che si è scritto. Bisognerà pur fare una scrematura no? Sarà stata questa la logica di chi ha pensato la prova? Oppure è stato magari un errore
di calcolo, una lieve incompetenza per permettere di finire per l’ora di pranzo?

Smarrita in questo processo di “selezione artificiale” che la società in cui vivo e il governo italiano che mi guida mi propone non voglio lasciarmi andare ad accuse diffamatorie, ma penso – e sento il bisogno primario di comunicarlo – che tutto questo pazzo sistema verso cui il mondo sta convergendo non è giusto. Non è giusto. Spero di trovare tanti altri aspiranti professori che come me oggi si sono sentiti quasi offesi, lesi nella propria dignità! Considerati performanti “trasmissori” di contenuti intellettuali
preziosi, ridotti a sterili punteggi (15 per ogni risposta).

Eccomi qui, a Lucca. In fondo il mio viaggio è stato anche breve. La città è bella, anche se deserta. Le persone passeggiano sotto la pioggia, non ci sono assembramenti, anzi. Eppure queste maschere, che ci coprono il sorriso ed i denti, le hanno rigorosamente tutti. “Si tratta di avere buonsenso!” Questa parola è qualunquista, mi chiedo ormai da mesi perché nessuno osi pronunciare, oggi, la parola intelligenza.

Stampa

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia